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Il Pdl è allo sbando «Zingoni scomparso e Taradash debole»

Il Pdl è allo sbando «Zingoni scomparso e Taradash debole»

Il consigliere provinciale Corsinovi critica pure i commissari Agli anti-Barabino: una sciocchezza disertare il congresso

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Zingoni? «Scomparso». Taradash? «Azione debole e doppi incarichi». Il consigliere provinciale e dirigente del Pdl, Alessandro Corsinovi, per la prima volta prende la tastiera e racconta i retroscena che hanno portato al naufragio del centrodestra livornese. A partire da quei «personalismi, spaccature, ripicche, piccoli egocentrismi» che dopo le elezioni del 2009 «hanno accentuato le difficoltà che il nuovo partito aveva ereditato da un mai sopito contrasto tra le sue componenti». Corsinovi - che tre anni fa è venuto da Firenze per mettere insieme le liste elettorali - ripercorre gli scontri tra ex An ed ex Forza Italia. Poi la rottura del gruppo in Comune (da una parte Amadio, dall’altra Taradash-Tamburini) «che dal punto di vista della credibilità ha devastato il Pdl».

Commissariamento fallito. «Da Firenze d'accordo con Roma – scrive Corsinovi – si era pensato che il commissariamento potesse mettere un freno alle risse e ristabilire una condizione di accettabile dialettica interna, invece le tensioni sono cresciute e lo scontro si è fatto al calor bianco, colpevole l'assenza fisica dei due commissari, l'onorevole Parisi e l'onorevole Migliori».

Zingoni? Scomparso. In più, attacca, «nonostante abbia ottenuto l'importante incarico di vice segretario regionale, l'amico Zingoni si è volutamente fatto da parte rispetto alle vicende livornesi».

Taradash e il doppio incarico. «Debole – continua – anche l'iniziativa di Marco Taradash, che non ha portato acqua al mulino di coloro che si sono sempre opposti alla debordante presenza dell’ex consigliera regionale che aveva inventato la brutta regola del mantenimento del doppio incarico (quello di consigliere comunale e regionale), consuetudine alla quale si è assoggettato volentieri anche Taradash».

Amadio mai punita. Corsinovi tira le orecchie a quanti, dal 2009 a oggi, «hanno preso il cappello e deciso di andarsene». Da Salvatore Capuozzo a Carlo Ghiozzi, fino ad Andrea Romiti. Tutto, mentre «Amadio, con i suoi, ha continuato a fare gruppo per conto proprio senza prendere in nessuna considerazione le indicazioni del partito». Secondo il consigliere «l’ipotesi della sua espulsione» sarebbe tramontata («e la sua ribellione mai sanzionata») dopo «l'avvicinamento nazionale tra gli amici di Alemanno e quelli di Matteoli».

L’ipoteca su Barabino. In vista del congresso fissato per il 3 marzo (per ora l’unico candidato è il cecinese Paolo Barabino) in provincia sono state raccolte 1800 tessere. «Potrebbe sembrare un buon risultato – dice Corsinovi – ma non è così». Perché, lascia intendere, sono state l’occasione per mostrare i muscoli e riaccendere gli scontri interni. Forte delle sue tessere, attacca, «Amadio su Barabino ha messo addirittura una specie di Opa e una ipoteca blindata. Forse nelle intenzioni di Matteoli quella di Barabino doveva essere una candidatura di rottura con i vecchi meccanismi e gli equilibri tra ex An ed ex Forzisti». Invece ecco la «frittata».

Il congresso. C’è il rischio, avverte Corsinovi, «che tutti quelli che non condividono la soluzione Barabino (il video che mostra l’”accoglienza” riservata al candidato in casa Vaccaro-Taradash è stato pubblicato in esclusiva sul Tirreno, ndr) ipotizzino una specie di Aventino disertando il congresso». «Una sciocchezza politica epocale e un gigantesco regalo a tutti gli altri – dice Corsinovi – se chi detiene il controllo di più di un terzo degli iscritti decidesse di non partecipare, ci sarebbe davvero da mettere in dubbio la data del congresso». «Da parte mia – chiude – resto convinto che se il Novara, quando va a giocare in trasferta contro il Milan a San Siro sapendo di poter perdere, decide di non scendere in campo opera un scelta che fa saltare le regole dello sport».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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