Il Tirreno

Livorno

Malidetta principessa primavera

Mano a mano che si avvicina il Carnevale, periodo che mi mette allegria come un film ucraino ambientato in un gulag, orrende reminiscenze infantili mi stringono il cuore in una morsa di gelo. Fui...

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Mano a mano che si avvicina il Carnevale, periodo che mi mette allegria come un film ucraino ambientato in un gulag, orrende reminiscenze infantili mi stringono il cuore in una morsa di gelo. Fui infatti bambina negli anni dell'Austerity, diciamo che io e la miseria siamo siamesi, e a fronte della tanto desiderata maschera da Principessa Primavera, vestito bianco magnificente pieno di rose in taffettà , portatissimo ancor oggi dalle Drag Queens di Torre del Lago, che costava un monte e dava un'idea di bimba capitalista e frivola, a me mi 'omprarono all'Upimme la maschera di Meripoppins, l'odiosa istitutrice con l'ombrellino che cantava a una masnada di bimbi più indigesti del Calzopizza che si mangiava alle cene dei licei. Guardavo con invidia le Principesse Primavera in Piazza della Repubblia, io vestita da zittella inglese con, particolare atroce, i pantaloni a zampa d'elefante che mi sortivano dal vestitino insieme ai mocassini di mogano. Anche i coriandoli, mi pare ce l'avevo grigi e beige (credo fossero fatti ritagliando vecchie copie di giornali impegnatissimi , alcuni anche sovietici) e no a colori e li tiravo a spregio in bocca alle Principesse Primavera.

Alle volte, via via, lo faccio ancora.

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