Il Tirreno

Livorno

Com’erano belle le famiglie d’una vorta

Com’erano belle le famiglie d’una vorta

Quer giorno faceva un freddo si pipava, ir botro era ghiacciato e no' bimbi ci s'era pattinato tutta la mattina. Rientrai in casa e nell'entratura trovai la mi' nonna Corinna cor cardano fra le mani....

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Quer giorno faceva un freddo si pipava, ir botro era ghiacciato e no' bimbi ci s'era pattinato tutta la mattina. Rientrai in casa e nell'entratura trovai la mi' nonna Corinna cor cardano fra le mani. Mi' madre era in cucina 'he scudellava una minestra di fagioli cor cavolo. Mi misi a sedé ar mi' solito posto. Ir mi' fratellino Parmiro ar seggiolone cor cucchiaio 'n mano inviò a battilo ner piatto: tutti i bombolotti sartarono per aria e quarcuno s'appicciò sur pavimento di mezzane rosse. La tovaglia doventò un campo di battaglia, uno spicinìo vero e proprio. Mi' madre, povera donna, inviò a urlà: "Ora mi ci vòle la boccia pe' mandà via le macchie!". Intanto sur foo bolliva 'r tegame della sarza. In quer momento rientrò mi' padre dar su' turno sur filibusse e appena 'n cucina, montò su' bombolotti pella terra e scivolò di muso sulla 'antera aperta della credenza. La bazza ni 'ominciò a scinguinà. Moccoli dell'ottanta! Ir mi' fratello Loredano prese 'na 'ucchiaiata di minestra e mentre se la stioccava in bocca, topina 'ncipriata com'era, vide che dentro c'era un moscino. Urlò come 'n ossesso: "Aibò, mamma! Guarda 'sa ciò trovato ner piatto!". E 'r mi' nonno Ameleto, sverto come 'na saetta: "O cosa ci volevi trovà, un portafogli 'on centomilalire?". Che famiglia s'era. Be' mi' tempi!

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