Il Tirreno

Livorno

Niente pace in consiglio un’altra seduta nel caos

di Juna Goti
Niente pace in consiglio un’altra seduta nel caos

Prima Romano manda a quel paese il segretario Salonia che lascia l’aula poi scoppia la lite tra Lamberti e il capogruppo Idv : «Sei un fascista»

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LIVORNO

Alla faccia della pace che doveva scoppiare in maggioranza e in Comune dopo l’ultimatum del sindaco. Ieri mattina alcuni interminabili minuti del consiglio comunale se ne sono andati per due clamorose liti: la prima tra Andrea Romano (Idv) e il segretario generale Antonio Salonia, la seconda tra lo stesso capogruppo dipietrista e l’ex sindaco Gianfranco Lamberti. Con tanto di grida a suon di «fascista».

Che la giornata istituzionale non ingranerà la marcia giusta si capisce dall’appello. Romano entra in sala borbottando, con la faccia grigia. Arriva da un faccia a faccia col sindaco e il capogruppo Pd, che evidenzia nuove rotture in maggioranza - o forse le vecchie grane mai risolte. Idv pensava di avere raggiunto un accordo con gli alleati sulla ripubblicizzazione dell’acqua, inserendo una frase nel regolamento comunale. «Invece niente – dice Romano – mi dicono che secondo gli uffici non si può fare, è assurdo...».

Quando entra, Salonia sta facendo l’appello. Forse i due non si intendono: alzi la mano se è presente, ma l’ho già fatto... Fatto sta che il capogruppo, impegnato in una conversazione accesa con uno degli alleati, alza il braccio e fa il chiaro gesto del vada a quel paese. Esce dalla sala, rientra, Salonia lo riprende e lui fa il bis.

Il segretario, che ha un bel caratterino e di certo non ci sta a fare buon viso a cattivo gioco, alza la voce: grida al «rispetto» e se ne va nell’imbarazzo generale.

Ma l’imbarazzo vero scoppia qualche minuto più tardi, quando lo stesso Romano prende la parola durante un botta e risposta sull’emergenza neve e le forze messe in campo dal Comune: «Voglio stigmatizzare quello che è avvenuto pochi minuti fa, questa non è un’aula scolastica, portiamoci rispetto». E ancora: «Qui si confondono il piano politico con quello burocratico». Lamberti prende la palla al balzo: «Sei tu che devi portare rispetto. Hai mandato a quel paese il segretario, l’hanno visto tutti. La provocazione è continua, ora basta».

Una parola è troppa e due sono poche, finché l’ex sindaco spegne il microfono, va oltre il banco e chiude con: «Te e tutti i fascisti come te».

Ma non è mica finita qui: raggiunge la saletta accanto al consiglio, Romano lo segue e dai banchi si sentono le grida: «buffone», «fascista»... Così si precipitano nella stanza anche i colleghi che riportano i due in sala.

Il sindaco esce: «Non ci sto a scadere nel ridicolo». E corre a chiamare il vicesindaco dipietrista, Luca Bogi, che arriva a fare da ambasciatore: si isola con Romano, poi con Salonia.

«Non accetto più minacce e insulti – sbotta il capogruppo – quel gesto non era rivolto al segretario, ero arrabbiato per l’emendamento sull’acqua che sta diventando ridicolo». E se la prende con Lamberti che «fa di tutto per creare tensioni e rompere la maggioranza». Il sindaco è chiaro sull’assenza di «inciuci» o manovre di cambiamento della coalizione «né proposte né richieste». Ma pubblicamente non dice niente sul litigio con Salonia. Il segretario, a quanto si dice, non ha affatto gradito questo silenzio. E dal quartier generale del Pd prendono nota.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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