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De Tomaso, Rossignolo cede il controllo

De Tomaso, Rossignolo cede il controllo

Il socio straniero ci mette 15 milioni: fuori la Regione. «La società confermi gli impegni su Livorno»

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LIVORNO

La famiglia Rossignolo ha ceduto il controllo della De Tomaso Spa. In una nota inviata ieri sera dalla società si annuncia che il nuovo socio, che agisce attraverso un istituto di credito, «è costituito da un gruppo di investitori esperti del settore automobilistico, che si sono dichiarati assolutamente convinti della validità del piano industriale».

Si dice anche che la famiglia rimarrà ad occupare «alcuni fondamentali ruoli in azienda, legati soprattutto alla produzione e alla commercializzazione del prodotto», mentre al nuovo socio di maggioranza faranno capo tutte le decisioni finanziarie.

Così tra i lavoratori di Torino e Livorno - gli oltre cento ex Delphi, in cassa integrazione ormai da anni - i dubbi sul futuro delle attività non fanno che lievitare. La paura è che il socio (si parla di finanziatori orientali, ma l’annuncio ufficiale sarà dato solo dopo l’assemblea dei soci) col tempo porti marchio e conoscenze all’estero.

Già in consiglio comunale, ieri mattina, il sindaco Alessandro Cosimi aveva fatto sapere che il nuovo investitore sarebbe stato pronto a rilevare fino all'80 per cento della società, mettendoci subito 15 milioni di euro. Rossignolo ha chiesto alla Regione di uscire dalla partita, dopo la restituzione dei 2milioni e 400mila euro investiti lungo il percorso attraverso, ad esempio, Fidi Toscana.

«Oggi _ ha detto Cosimi in consiglio _ è in programma un'assemblea dei soci a Torino, domani dovrebbe essere chiusa la ricapitolarizzazione». E ancora: «La famiglia Rossignolo, che ha investito dai 13 ai 16 milioni di risorse proprie, ha garantito che l'intrapresa resterà sul territorio e che entro la fine di febbraio sarà a Livorno per parlare con i lavoratori. Il fatto che ci sia un finanziatore reale è un buon risultato». Ma guardando al mercato dell'auto italiano e agli ostacoli che hanno trovato lungo il percorso le ruote di Rossignolo, Cosimi non nasconde che «ci preoccupa che la famiglia a un certo punto possa fare cassa e abbandonare».

Per tutto il pomeriggio si sono rincorse notizie da Torino: prima il rinvio dell’assemblea dei soci, poi la firma dell’intesa. In Piemonte, dove i posti a rischio sono 900, istituzioni e sindacati alzano la voce. «Quello che ci interessa – scrive Federico Bellono (Fiom) – è che vengano confermati gli impegni industriali per Torino». E Livorno? «Nel corso dell’ultimo incontro – assicura l’assessore regionale Gianfranco Simoncini – la società ha confermato gli impegni per il nostro territorio, ribadendo anche che la sede legale resterà a Livorno. Ora aspettiamo una comunicazione ufficiale». Simoncini getta acqua sulle paure di una “fuga” all’estero delle attività: «Siamo a fare auto di lusso, per certi investitori il made in Italy è fondamentale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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