Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

Ore decisive per il destino di Schettino

di Pierluigi Sposato

Il Tribunale del riesame si è riservato la decisione sul carcere o il ritorno in libertà del comandante di Costa Concordia

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GROSSETO

Da ieri pomeriggio, Francesco Schettino è in attesa di conoscere il suo destino. Entro il termine massimo di giovedì - ma la decisione potrebbe verosimilmente arrivare già stamani - il Tribunale del riesame deciderà se ripristinare il carcere o addirittura concedere la libertà completa al comandante di Costa Concordia che dal 17 gennaio - dopo l’udienza che non ha convalidato il fermo - è agli arresti domiciliari a Meta di Sorrento. Per quattro ore, i giudici fiorentini hanno ascoltato le ragioni di accusa e difesa. Da una parte il pm Stefano Pizza, dall’altra i difensori Bruno Leporatti e Salvatore Parascandola.

Secondo la difesa, non è possibile che Schettino possa reiterare il reato perché non c'è la possibilità che attualmente torni al comando di una nave. «Oltreché doversi delineare una personalità proclive all'imprudenza, alla negligenza, all'inosservanza delle regole, per potersi ritenere l'esistenza di un pericolo concreto di ripetizione di condotte colpose è necessaria un'altrettanto concreta possibilità che l'indagato possa ritrovarsi in situazioni simili o analoghe a quelle in cui è maturato il fatto di reato e che nuovamente cada negli stessi errori, negligenze o violazioni in cui è precedentemente incorso», scrive il legale nel ricorso. Un’evenienza impossibile, secondo Leporatti, anche e soprattutto perché Schettino è stato sospeso da Costa Crociere.

Sull’altro fronte, la Procura ha ribadito le ragioni della richiesta espresse in sede di convalida del fermo: «sussiste il pericolo di fuga, desumibile dall’abbandono della nave prima che tutti i passeggeri fossero messi in salvo, nonostante l’esplicito e perentorio invito a rimanere a bordo da parte della Guardia costiera»; sussiste il pericolo di inquinamento delle prove quando, informandosi con il suo vice Ciro Ambrosio sulle dichiarazioni da questi rilasciate all’autorità giudiziaria (prima del fermo), Schettino «dimostra un evidente interesse a conoscere lo sviluppo delle indagini, tanto più nei confronti di giovani sottoposti facilmente influenzabili». La Procura ritiene poi pienamente utilizzabili, proprio a questo proposito, le intercettazioni ambientali tra Schettino e Ambrosio e le conversazioni del comandante al telefono, tutte registrate nella caserma dei carabinieri di Orbetello nel pomeriggio seguente alla tragedia.

Sono passati ormai venti giorni, è vero, e Schettino non ha contravvenuto ad alcun obbligo: ma quelle esigenze secondo la Procura sussistono ancora. E il pm di udienza ha portato con sé anche gli elementi scaturiti nel corso degli interrogatori e delle audizioni di questi ultimi giorni.

«E' stata una lunga discussione come avete potuto verificare ed il tribunale del riesame si è riservato di decidere», ha detto l’avvocato Bruno Leporatti. «Crediamo a quello che abbiamo detto, speriamo che lo liberino», ha detto l'altro difensore Salvatore Parascandola.

Fuori dal Tribunale, i cronisti hanno fatto domande anche su Domnica Cemortan, la giovane moldava vista con Schettino prima del naufragio: «È assolutamente irrilevante», ha aggiunto il legale. «Schettino si aspetta quello che abbiamo chiesto. Siamo ottimisti. Aspettava questa discussione», ha detto l'avvocato Parascandola. Ma la Procura dice che Schettino non si è pentito? «La procura - ha risposto il legale ai cronisti - può dire ciò che vuole: non è questione se sia pentito o meno. Schettino è particolarmente preoccupato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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