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«È stata uccisa dai ritardi» La figlia accusa i medici

di Luca Centini
«È stata uccisa dai ritardi» La figlia accusa i medici

Meningite: Alba Lupi è scomparsa a 80 anni dopo due mesi e mezzo di agonia I parenti scrivono al governatore Rossi e ora preparano l’esposto in Procura

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LIVORNO

«Se quel fax fosse arrivato prima, mia mamma forse sarebbe ancora con me». Doriana Castaldi non riesce a farsene una ragione. Sua madre, Alba Lupi di 80 anni, è morta venerdì scorso a Firenze in un letto di ospedale, dopo due mesi e mezzo di agonia tra esami, trasferimenti e i sintomi di una meningite batterica da Listeria, risultata poi fatale.

Un caso di malasanità o una sfortunata concatenazione di eventi: i familiari dell’anziana vogliono che sia la magistratura a fare chiarezza su quanto è accaduto, a partire dal ricovero all’ospedale di Portoferraio avvenuto lo scorso 22 novembre. «Fu portata d’urgenza in ospedale – racconta Doriana – con un’improvvisa paralisi del lato destro del corpo, la mancanza di parola e la rigidità del collo».

L’ictus fu il primo pensiero dei medici che tuttavia non esclusero la possibilità di un’infezione, tanto che il 23 novembre - precisa Doriana - fu mandato un campione di sangue dell’anziana per l’esame di emocoltura, per cui servono 4-5 giorni per avere il risultato.

«Il giorno dopo, non essendoci a Portoferraio la risonanza magnetica, mamma è stata accompagnata a Livorno dal medico del reparto di medicina, in ambulanza – prosegue la donna – a quel punto i medici hanno deciso di trattenerla nel reparto di neurologia».

Il sospetto era quello dell’inizio, ovvero un ictus. Ma la diagnosi stentava a trovare conferme. E le condizioni di Alba, giorno dopo giorno peggioravano. «La comunicazione tra Portoferraio e Livorno, a nostro parere, non c’è mai stata – spiega Doriana Castaldi – e solo dopo i nostri disperati appelli, il 7 dicembre, i medici di Livorno hanno pensato di fare quell’emocoltura di cui il presidio di Portoferraio aveva già ottenuto i risultati dal laboratorio analisi, il 29 novembre». «Solo a quel punto – dice Doriana – è scattato il collegamento e il 12 dicembre, dopo 13 giorni dalla diagnosi del laboratorio analisi fu inviato da Portoferraio a Livorno il fax con i risultati».

Meningite batterica da Listeria. La signora Lupi, ormai in fin di vita, fu quindi ricoverata nel reparto malattie infettive, dove, di fatto, è iniziata la fase terminale che l’ha portata alla morte venerdì scorso dopo 15 giorni trascorsi in rianimazione all’ospedale Santa Maria nuova di Firenze, passando prima dal presidio di Volterra per una riabilitazione che, di fatto, non è mai avvenuta.

«Un odioso scaricabarile – accusa Doriana – ma quel che mi fa più arrabbiare è che l’ospedale elbano, dove se si suona dopo le 22 rispondono da Livorno, tacendo la diagnosi di meningite batterica e ritardando l’invio del fax, oltre a condannare mia madre, ha messo a rischio la salute pubblica dal momento che c’è una legge che obbliga a una comunicazione tempestiva all’ufficio di igiene, in modo da evitare l’infezione da meningite, e a somministrare tempestivamente antibiotici. Le cartelle cliniche non mentono e i fatti sono già sul tavolo delle autorità sanitarie regionali che li hanno constatati».

Doriana ha scritto al presidente della Regione Rossi e ha contattato i vertici dell’Asl per chiedere spiegazioni. Asl ha quindi avviato un’istruttoria interna per la ricostruzione della vicenda e, in contemporanea, un percorso del rischio clinico, con alcuni professonisti incaricati dalla Regione di approfondire quanto accaduto. Ma la famiglia di Alba Lupi vuole andare sino in fondo e ha già deciso di fare un esposto alla magistratura, in modo che sia fatta chiarezza sulle cause - e sulle eventuali responsabilità - che hanno portato alla morte dell’anziana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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