Il Tirreno

Livorno

Compagnia portuale, Pd e istituzioni chiedono un manager

di Mauro Zucchelli
Compagnia portuale, Pd e istituzioni chiedono un manager

Vertice domenicale tra sindaco, dirigenti del partito e consiglio della Cpl. Che rassicura sul via al risanamento

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LIVORNO

Da una parte i vertici della Compagnia, dall’altro le istituzioni locali e i gruppi dirigenti di Pd e Sel. Un vertice domenicale, anche assai anomalo, per fare il punto sulle condizioni finanziarie del gruppo Compagnia per il quale c’è allarme rosso. Tanto che il sistema bancario ha di fatto inviato a inizio gennaio un suo consulente ad affiancare il Cda per fare un’analisi approfondita dei conti e individuare le strategie per il risanamento. Un piano di tagli dei costi (che ogni anno superano i ricavi e che costringono ogni anno ad alienazioni per pareggiare alla fine i conti), vendite di partecipazioni e managerializzazione della struttura che “Il Tirreno” ha anticipato venerdì.

Le istituzioni e il Pd hanno voluto dunque questo inusuale faccia a faccia – la Compagnia è pur sempre una società privata ma è evidente tanto lo storico legame con il Pd e i suoi antenati, quanto il peso sociale che ha con i suoi 400 soci e negli equilibri complessivi del porto – per capire le intenzioni di un gruppo dirigente che fino a pochi mesi fa aveva cercato di rassicurare tutti sulle condizioni economico-finanziarie. Ma negli ultimi mesi le preoccupazioni sono diventate sempre più forti in città e già ci sono stati altri momenti di confronto duro tra il Pd e i vertici della Compagnia. Tutti finiti però sostanzialmente in nulla, con Raugei e C. pronti a respingere qualunque intrusione.

Oggi però le cose stanno assai diversamente e ieri mattina il presidente della Compagnia ha sostanzialmente spuntato le armi affilate degli interlocutori pronti a dare battaglia. Raugei ha infatti riconosciuto che il lavoro di analisi dei conti fatto dal consulente Alberto Bruschini, inviato dal sistema bancario con cui la Compagnia è indebitata, sarà la base d’azione da subito. E dunque che entro 15 giorni si andrà all’assemblea dei lavoratori ai quali sarà intanto chiesto un grande sacrificio in termini di efficienza e stipendi (con una riduzione del 20% nel 2012 e del 10% nel 2013), e al tempo stesso la Compagnia sceglierà quanto prima un manager che prenda in mano la gestione di questa complessa ma possibile fase di ristrutturazione. Insomma, si andrà avanti con l’attuazione del piano di risanamento senza indugi e soprattutto affidandosi a mani esperte.

Si sono così appunto ridimensionate le preoccupazioni con cui gli esponenti politici sociali e sindacali si erano presentati all’appuntamento (c’erano l’assessore regionale Simoncini, il senatore Filippi, il sindaco, i segretari di Pd e Sel, il segretario della Camera del Lavoro e quello della Filt Cgil) che erano pronti a dare battaglia di fronte a un atteggiamento di chiusura da parte del vertice della Compagnia che chiaramente dovrà andare a un ridimensionamento del proprio potere. Ma appunto il piano finanziario e di riorganizzazione messo a punto da Bruschini ha evidentemente fatto capire a tutti che non c’è più tempo da perdere per riportare in equilibrio i conti del gruppo. Conti segnati da costi operativi maggiori rispetto ai ricavi e chiuderà anche il bilancio 2011 in sostanziale pareggio ma solo attraverso operazioni straordinarie di vendita.

Il primo passo è dunque adesso trovare un manager. Che non sarà lo stesso Bruschini, già direttore generale di Fidi Toscana e poi della Cassa di risparmio di Firenze e consigliere di Mps: lui fa il consulente e non intende dedicarsi a tempo pieno alla Compagnia. Se questo è un nodo non facile ancora più complesso è trovare 10 milioni di euro entro fine mese – necessari per restituire un prestito avuto dal socio in Tdt (3 milioni di euro) e rientrare con il sistema bancario – attraverso la cessione di qualche partecipazione. L’ipotesi più semplice è quella di vendere a Negri (socio al momento paritario) una parte del proprio 50% nel terminal Darsena Toscana ma è evidente che significherebbe perdere di fatto qualunque peso nella società che dal punto di vista strategico è la più interessante per il futuro della Compagnia.

Insomma, scenari complessi che hanno bisogno appunto di una gestione di alto profilo che apra una stagione nuova nella Compagnia, che ha nel suo portafoglio comunque asset importanti per guardare avanti ma che deve procedere a una profonda revisione della gestione. Quella che nell’insolito vertice di ieri Pd, Sel e istituzioni hanno chiesto al vertice della Compagnia. E che Raugei e C. hanno detto di voler imboccare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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