Sicurezza
COMPAGNIA ORA SI PENSI AL RILANCIO
Ora che la "rappresentazione"è forse terminata sul palcoscenico del consiglio comunale, è logico poter finalmente sperare di poter vedere il "saper fare" di questa giunta, risposte concrete che la...
Ora che la "rappresentazione"è forse terminata sul palcoscenico del consiglio comunale, è logico poter finalmente sperare di poter vedere il "saper fare" di questa giunta, risposte concrete che la città aspetta dopo anni di annunci: un nuovo piano del traffico, la riqualificazione dell'area mercatale, le soluzioni per l'emergenza abitativa, la politica dei rifiuti e la salvaguardia ambientale, vere misure di integrazione, la riorganizzazione dei servizi socio sanitari sul territorio, il nuovo piano strutturale e la variante anticipatrice del piano regolatore del porto, solo per ricordarne alcuni. Questo elenco dà il senso del tempo che si è perso in inutili chiacchiericci e prove di muscoli. Questa amministrazione dovrebbe saper andare anche oltre. Certo non è un'operazione facile. Perché sul piatto, oltre alle problematiche che ricordavo prima, ci sono anche le situazioni delle realtà lavorative del territorio. Che fine hanno fatto i progetti per la ex Delphy, nessuno si è dimenticato della Giolfo e Calcagno, solo per dare una rappresentazione a tutte quelle che nel corso di questi anni si sono avvicendate, ora i lavoratori dell'ippodromo e la crisi della Compagnia Portuali. Proprio su quest'ultima vorrei soffermarmi , dopo aver ascoltato le affermazioni di un rappresentante della destra, in antitesi con la sua parte politica il cui progetto è quello di distruggere il ruolo delle compagnie, di cancellare l'art. 16, e non certamente di difendere il tratto fondante della Compagnia e del nostro porto: l'autogestione del lavoro. E la città deve farsi carico del momento delicato che sta affrontando la Compagnia, per quello che ha rappresentato nella storia del nostro porto e per cosa ha dato, in termini economici, quando tutto andava per il meglio. Considerazioni più complessive ci devono guidare nel ragionamento, tanto per metterne in fila alcune: la forza che hanno avuto i lavoratori attraverso i sacrifici, di reagire, quando dopo i decreti Prandini fu tolta la riserva del lavoro; la creazione dell'impresa Cilp ; la capacità di attivare collaborazione con soggetti connessi con lo stesso ciclo operativo della merce per creare occupazione; gli investimenti fatti, ma soprattutto il rispetto delle regole, che hanno assicurato ai lavoratori un salario decente.
Ed è proprio ora che, con la crisi e la conseguente diminuzione dei traffici, le deregolamentazioni del mercato del lavoro e delle tariffe, le regole anche sul nostro porto vengono messe in discussione, ora bisogna difenderle ed è questo anche il compito della Compagnia. Certo l'andare così in sofferenza sottolinea dei difetti nell'organizzazione. Ora lo sforzo deve essere quello di studiare strategie per poter mantenere il peso della compagnia nello scenario portuale anche per il futuro, facendo molta attenzione perché la vendita anche parziale di quote nelle società desteranno l'interesse di investitori esterni, e che gli sforzi e i sacrifici di risanamento, a cui certo i lavoratori, ancora una volta non si tireranno indietro, non gravino solo su di loro, ma su tutti i livelli aziendali.
Tiziana Bartimmo
Capogruppo
Rifondazione Comunista -Pdci
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