Sicurezza
La “cravatta” strangola più di scippatori e ladri
L’allarme riguarda scippi e furti ma si contano sempre più violenze e truffe E ora gli indicatori degli esperti dicono che siamo fra i territori a rischio usura
di Mauro Zucchelli
LIVORNO
Smettiamola di tornare tutte le volte si ritorna lì, all'origine di tutto: quella "Costituzione livornina" di fine Cinquecento in cui "il Serenissimo Gran Duca" promette mari e soprattutto salvacondotti «a tutti voi mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi…» perché venissero qui nel nulla «a frequentare lor traffichi, merchantie» con «habitarvi, sperandone habbia a resultare utile».
Sì, compreso un certo qual tot di lestofanti in fuga dalle galere di mezzo Mediterraneo: si sa, non siamo schizzati fuori da lombi di sangue blu ma da una accozzaglia di gentaglia (e qualche famiglia di mercanti).
Guai a farsi incantare dalla prosa a firma di Charles Dickens, quello di "David Copperfield" e "Oliver Twist", che nell'Ottocento prima ci disegna come un «ricettacolo di malandrini» e poi arriva a raccontare che a Livorno esistevano «un'associazione di maniaci sanguinari che non ce l'avevano contro nessuno in particolare, ma uscivano la notte per le strade ad assassinare la gente a pugnalate, persone a loro completamente sconosciute, per il solo piacere e l'emozione dei gioco».
Sono divagazioni cicisbee per parlar d'altro, ammesso che non ci si voglia impancare a credere che la devianza criminale stia dentro i cromosomi: anche se siamo pronipoti di galeotti, anche se abbiamo fra gli antenati del forzato del bagno penale imbalsamato nella primavera di 176 anni fa a suon di arsenico più mercurio.
Imbalsamati. Non è però alla mummia di Arrighi Gaetano fu Antonio e Luisa, rimpiattata per un secolo nei sotterranei dell'ospedale, che pensano i livornesi quando fanno i conti con l'ansia da scippo o la paura di trovare i ladri in casa.
L'inchiesta del "Sole 24 Ore" racconta sull'ordine pubblico un paradosso inverso rispetto a quello che balza agli occhi nel test sulla qualità della vita: nell'ultima indagine le cifre delle statistiche segnalano che siamo fra le 14 province dove si vive meglio eppure quando l'Ipr Marketing misura l'atteggiamento soggettivo ecco che solo tre realtà sono più pessimiste di noi.
Quanto alla criminalità no, accade l'opposto: i dati Istat dicono che siamo un territorio senza gravi fatti di sangue ma con una sfilza di problemi sul fronte della microcriminalità, e con realti che poi tanto micro non sono.
Ce la caviamo bene, dice l'indagine di "Italia Oggi", in fatto di omicidi: scriviamo zero nella casella di quelli volontari, quasi idem per quelli colposi o preterintenzionali. Ma già fra i tentati omicidi non è più così: 79° posto, otto gradini più giù dell'anno scorso, maglia nera in Toscana. Peggio di Agrigento ma anche di Roma e Milano.
E le cose vanno perfino peggio se parliamo di lesioni dolose e percosse (solo tre province ne contano più di noi), di reati commessi al traffico di stupefacenti (eccoci fra le ultime otto), di violenze sessuali (Livorno è fra le undici province dove questo reato è più frequente).
Microcriminali. Poco importa che sia colpa della crisi economica o eredità d'una consolidata tradizione di balordi e "mala" di provincia, fatto sta che la fotografia Istat ci mette fra le zone d'Italia dove più spesso i cittadini denunciano di esser stati bersagliati dalla piccola delinquenza.
Capitolo scippi e borseggi, ad esempio: Livorno è in 23° posizione in questa poco invidiabile graduatoria ma mezza Toscana se la vede peggio, inclusa Pisa, decima.
Non basta: per i furti siamo fra le trenta province più colpite tanto sul fronte casa che sul versante auto (e tuttavia, riguardo ai ladri di vetture, nella nostra regione solo Arezzo e Siena sono più fortunate di noi), nelle altre tipologie di furto Livorno compare nella top ten nazionale.
Tranquilli. Eppure per i livornesi non sembra esserci un pericolo per la quiete sociale percepita: di fronte ai ricercatori di Ipr ci raffiguriamo come una delle 28 province più tranquille. Meglio che in passato: soltanto quattro anni fa la stessa inchiesta – stessa domanda, stesso istituto di ricerca – ci vedeva quasi trenta gradini più in basso, praticamente sotto metà classifica. Quanto in noi, almeno a giudicare dalle risultanze di questa ricerca, è aumentato il senso di essere (relativamente) al riparo, fra i nostri "cugini" pisani sembra essersi moltiplicato il senso di insicurezza: dal 2007 a oggi sono ruzzolati dal 35° al 95° posto nella graduatoria costruita in base alla tranquillità sociale percepita soggettivamente dagli abitanti.
Inutile andare a scomodare chissà quale antenato, in realtà basta tornare indietro di settant'anni per stanare dall'album degli amarcord una Livorno che campava di furti: nell'ultimo anno della seconda guerra mondiale sfollano due livornesi su tre dormendo fra fienili, tombe, ruderi e argini. E' una città intera che si arrangia a campare di espedienti: e se quando arriverà l'esercito alleato il bersaglio sarà il "paradiso nero" dei magazzini yankee di Tombolo, prima con i nazisti ancora qui il campo di razzie era giocoforza la "zona nera", quella grandissima fetta di città dalla quale era stata allontanata la popolazione. Con un enorme trasferimento di ricchezze da una mano all'altra, in tandem con gli arricchimenti facili sulle spalle degli ebrei sfruttandone la spoliazione di beni decretata dalle leggi razziali.
Sos scippi. Ma questa è roba da libri di storia: la criminalità che spaventa ha la faccia dello scippatore che ti scaraventa per terra per portarti via 50 euro o quella del ladro che ti s'infila in casa mentre dormi. Solo che, dietro i fantasmi di una insicurezza che tiene tutti sul filo, spuntano anche i reati in guanti bianchi: impalpabili come l'aria viziata dentro una stanza, tutt'al più una sensazione di soffocamento che non sapresti come descrivere. Come dire: non se ne sente il morso finché non arriva qualcuno a ricordarti con metodi un po' spicci che i prestiti si pagano, poco importa se a strozzo.
Lo choc ce l'ha dato qualche mese fa il rapporto annuale di Sos Impresa: insieme alla Valdinievole siamo la zona più a rischio usura in Toscana. Per intenderci: peggio di Trapani e Crotone. L'aveva già detto il Cnel per bocca del proprio Osservatorio socio-economico sulla criminalità: Livorno figura fra le 12 province del Centro-Nord più vulnerabili dallo strozzinaggio. Nel 2007 era stato un dossier Confesercenti a metterci nel mazzo dei 21 territori che in tutta Italia presentavano un più alto rischio di usura.
Noi a rischio usura. Un qualche campanello d'allarme l'aveva suonato fin dall'inizio del decennio scorso l'analisi sui parametri econometrici fatta dal Centro Paolo Baffi dell'Università Bocconi in tandem con la Fondazione Mattei: quanto bastava per dire che, nella metà del Bel Paese che sta a nord di Roma, la nostra era una delle otto province dove si prevedeva che più facilmente i "cravattari" si sarebbero infilato nell'economia "pulita. Magari in versione ancora “artigianale” anziché figlia del crimine organizzato: ma forse è la cosa di cui c’è da aver più paura, visto che siamo anche una delle città che più divorano sé stesse fra giochi e scommesse.
Si è bloccata la mobilità sociale, l’unico “ascensore sociale” per conquistare qualche posizione in più rispetto alla generazione dei propri genitori non è più il merito o l’aspettativa di un mondo migliore: è il colpaccio al “Win for life” o la religione del videopoker. Ma questa è già un altro capitolo del lessico familiare di noialtri.
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