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«L’unione tra hospice e volontari ha fatto grandi le Cure palliative»
LIVORNO «Aspettiamo notizie ufficiali, non rilasciamo alcuna dichiarazione». All'indomani della sterzata di Monica Calamai in commissione consiliare, i vertici dell'associazione cure palliative...
LIVORNO
«Aspettiamo notizie ufficiali, non rilasciamo alcuna dichiarazione». All'indomani della sterzata di Monica Calamai in commissione consiliare, i vertici dell'associazione cure palliative - visibilmente scocciati - scelgono il no comment.
In Comune il direttore generale della Asl si è scagliata contro i promotori del comitato (di cui fanno parte anche alcuni soci dell’associazione) che in città ha raccolto più di 6mila firme contro la malasanità. «Quando si protesta per ridurre le liste di attesa _ ha detto Calamai gelando la sala _ non si fa da mediatori per accorciare i tempi delle visite degli amici...». Poi ha annunciato un ridimensionamento dell'associazione cure palliative - che da anni opera in simbiosi con l’hospice - anticipando un taglio dei finanziamenti (che ammontano a circa 250mila euro) e il riassorbimento del personale addetto alle visite domiciliari, che da convenzione viene nominato proprio dall’associazione. Questo, ha detto Calamai, per gestire meglio il settore ed evitare zone grigie: a chi rispondono, ad esempio, i medici che non vengono nominati direttamente dalla Asl?
Tra i padri di quella convenzione che oggi è finita al centro delle cronache, c’è Vincenzo Pastore, presidente dell’associazione cure palliative dal 2004 al 2007. Pastore ha visto nascere e crescere quel reparto che negli anni è diventato un fiore all’occhiello di un settore delicatissimo.
Oggi presiede un’altra grande famiglia, Svs, e con tono pacato, «perché non è di polemiche ma di rispetto che ha bisogno questo mondo», fa notare che «se il problema è a chi rispondono i medici, almeno fino a quando c’ero io la convenzione parlava chiaro: per gli aspetti tecnico-sanitari, sia l’hospice che le attività domiciliari, rispondevano allo stesso direttore sanitario della Asl».
«Non conosco – riprende – i motivi che hanno portato l’azienda a prendere questa decisione. In generale posso dire che di solito il contributo che viene erogato (doveroso trattandosi di un servizio riconosciuto e apprezzato in città) non è mai sufficiente a coprire tutte le spese per l’assistenza domiciliare». In questo senso, riprende, «la collaborazione tra pubblico, privato e volontariato è preziosissima. Vale per altre realtà toscane. Vale soprattutto per Livorno, dove questa partnership ha reso cure palliative un fiore all’occhiello».
Pastore non entra nel merito della polemica Calamai-comitato. Se ne tiene bene alla larga. Evidenzia, piuttosto, il valore delle associazioni di volontariato «che di solito fanno da apripista e riescono a dare quel qualcosa in più in termini di empatia, relazioni con i malati, disponibilità di tempo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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