Sicurezza
Barboni e clandestini dimenticati
Degrado e sporcizia tra i binari alla stazione e all’ex scalo San Marco
LIVORNO
Sporcizia e degrado imperano nelle stazioni livornesi, nuovo regno dei senza tetto. Dalle carrozze abbandonate tra i binari di piazza Dante, all’ex scalo San Marco lasciato a se stesso, fino agli edifici dismessi di via Masi. In questi giorni di freddo intenso, i barboni dimenticati che tirano avanti tra elemosina e microcriminalità, si ingegnano per sopravvivere al gelo.
In una carrozza incidentata due anni e mezzo fa (vedi il Tirreno 20 novembre 2009), vive un barbone romeno. Un materasso e un braciere, sistemati tra sedie rotte e cumuli di rifiuti, sono la casa del senzafissadimora che da anni affronta una vita di stenti senza che nessuno se ne preoccupi. Solo la polizia ogni tanto si reca in quella carrozza sventrata per monitorare la situazione. Mentre un odore nauseabondo rende irrespirabile l’aria. Il resto della carrozza è del tutto distrutto e spaccato tanto che all’interno è nevicato.
Il vagone giace su un binario morto, ma per raggiungerlo bisogna attraversare i binari operativi. Un percorso pericolosissimo che i senza tetto fanno tutte le notti.
Altro discorso per l’edificio abbandonato di via Masi, vicino al parco lavaggio treni. Si tratta di una struttra che negli ultimi mesi è stata chiusa a chiave proprio per evitare che venga invaso da estranei. Tuttavia, questo non impedisce alla gente di entrare. L’edificio infatti è spesso preda di sbandati che periodicamente lo occupano per trascorrervi qualche notte.
Tuttavia, la situazione peggiore è quella della ex stazione San Marco, le nuove Terme del Corallo. L’edificio principale è colonizzato da magrebini, per lo più clandestini, che non sanno dove andare. Qui, della vecchia stazione non restano altro che i binari dismessi. Il resto è una montagna di sporcizia. Nelle stanze più riparate (si fa per dire), trova riparo una decina di nordafricani. Ci sono segni di vita quotidiana: decine di uova e altri resti di cibo, materassi con coperte, escrementi. Ma anche siringhe, cavi di rame depredati del metallo, taglierini e tenaglie. E soprattutto tanta indifferenza.
Lara Loreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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