Palliative: solo personale pubblico
L’azienda taglia i fondi all’associazione e assorbe i convenzionati
LIVORNO
«Quando si protesta per ridurre le liste di attesa degli esami poi non si fa da mediatori per accorciare i tempi di attesa degli amici ... ». E nella sala consiliare di Palazzo Civico, già assediata da vento e neve, scende il gelo. La direttrice della Asl 6, Monica Calamai, si è lasciata scappare questa frase quando, sui banchi della discussione politica, sono finite le 6mila firme raccolte nelle ultime settimane dal comitato nato contro la malasanità.
I firmatari protestano da tempo contro «liste d'attesa lunghissime per effettuare gli esami e per ottenere i risultati, fughe dei cittadini verso altre Asl, reparti tagliati». Uno dei promotori, Umberto Vivaldi, nelle settimane passate ha anche raggiunto il consiglio comunale per raccogliere le firme dei consiglieri dei diversi schieramenti e chiedere al sindaco un incontro sui disservizi sanitari.
Non hanno dato la loro adesione alcuni consiglieri del Pd, tra i quali il presidente della commissione Politiche sociali, Paolo Fenzi.
Tra i promotori dell’iniziativa ci sono proprio rappresentanti, come Vivaldi, di associazioni molto conosciute a amate in città: prima fra tutte l’associazione cure palliative. Ed è lì che vuole arrivare Calamai.
«Quando ci siamo insediati con la nuova direzione – interviene al microfono – abbiamo istituito la consulta del volontariato, in cui ogni associazione ha pari dignità. Mi pare sorprendente che tra i firmatari di questa petizione ci siano anche i rappresentanti di associazioni che hanno avuto tanto dall’azienda sanitaria».
Il riferimento è chiaramente ai rappresentanti dell’associazione cure palliative, perché subito dopo arriva l’annuncio-stoccata: «Non possiamo essere vincolati a qualcuno che oggi c’è e domani non c’è più. Da quest’anno inizieremo a riassorbire tutto il personale delle cure palliative che deve stare in carico e rispondere alla direzione sanitaria, non all’associazione».
A margine della seduta la direttrice chiarisce che «l’hospice e le cure palliative sono servizi territoriali il cui personale viene pagato e gestito direttamente dalla Asl». «Esiste poi – continua – una convenzione che riconosce all’associazione cure palliative (che opera di fianco all’hospice nell’assistenza dei malati terminali, ma è cosa distinta dall’hospice, ndr) una somma di 250mila euro, di cui la stessa associazione si serve per incaricare il personale che si occupa, ad esempio, delle visite domiciliari».
«Tutto questo – ribadisce senza se e senza ma la direttrice – non sarà più possibile, anche perché si creano zone grigie nella gestione che vogliamo eliminare: a chi rispondono, ad esempio, i medici e gli infermieri che non vengono incaricati direttamente da noi, ma dall’associazione?». «Nel corso dell’anno – chiude – inizieremo ad assorbire tutto il personale e a ridurre la somma prevista dalla convenzione». «Nessuna polemica per favore», dice subito dopo. Ma intanto le scintille sono diventate pubbliche. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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