Sicurezza
«L’Authority fermi questo Far West»
Il sindacato Filt: da anni non si cerca di conquistare traffici ma solo di portarli da una banchina all’altra
LIVORNO
Vedi alla voce "crisi globale"? Macché, nel 2011 in termini di merce movimentata si va verso "«un sostanziale pareggio rispetto all'anno precedente», la crisi vera che sta inventendo il mondo del lavoro è «frutto invece di un malfunzionamento complessivo del sistema portuale di Livorno». La Filt Cgil punta il dito contro l'Authority: «Non possiamo più accontentarci di blande risposte» da parte di chi detta le regole in porto soggetto (della serie "abbiamo le mani legate").
Nel mirino è il fatto che, secondo il sindacato, nel sistema portuale di Livorno vige «un guazzabuglio di modalità applicative della legge 84/94 e delle norme sugli appalti che ha come unico refrain quello di realizzare il massimo risparmio possibile anche in disprezzo alle più elementari norme».
La Filt spara a zero: da un lato, nessun tentativo di allargare la torta («ormai da 5 anni non si chiudono nuovi contratti, ma si spostano solo traffici esistenti da una banchina all'altra»); dall'altro, «abbattere i costi del lavoro e ricavare così guadagni facili e veloci». Se nel resto del mondo si va verso l'aggregazione di giganti con alta specializzazione – si afferma – al contrario, il nostro scalo è contraddistinto da «frammentazione, abbattimento dei diritti, inesistente o quasi formazione del personale».
Il sindacato denuncia il fatto che l'«unico soggetto autorizzato a fornire lavoro temporaneo altamente specializzato sul modello dei porti più importanti d'Europa», anziché funzionare «da strumento della flessibilità e della specializzazione del personale» (a cui «tutti le imprese possono partecipare e attingere») è stato «oggi relegato a impresa di serie B in funzione del fatto che una serie di altre imprese non autorizzate a svolgere questo tipo di lavoro, viene utilizzato da buona parte degli imprenditori del porto con il solo scopo di avere un bacino di lavoratori a basso costo da utilizzare a chiamata». E questo – afferma – «senza alcuna regola» facendoli diventare «concorrenti dello stesso art. 17 (la legge non lo consente)» e ponendoli perennemente in crisi «data l'impossibilità di costruire piani d'impresa credibili».
Non basta: anche fra le imprese art. 16 si potrebbe «spesso nascondere il ricorso allo scambio di manodopera» (e quindi il «non corretto utilizzo del regime degli appalti rendendo di fatto inutile lo strumento dell'art.17»). Al di fuori dei tetti massimi consentiti dalle norme anche »l'eccessivo utilizzo di lavoro straordinario da parte di alcune imprese».
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