Gioco
Pisa decide, Livorno temporeggia Slitta ancora l’accordo sui negozi
L’incontro sulle liberalizzazioni fissato per martedì è stato rinviato. Sindacati e associazioni attaccano «Serve più coraggio, gli altri Comuni hanno dato già un segnale politico regolamentando le aperture»
LIVORNO. «Il Comune abbia più coraggio: faccia come Pisa e dia un segnale politico regolamentando le aperture dei negozi». La liberalizzazione del commercio scandita dal decreto Monti si sta trasformando in un ginepraio. Due giorni fa l’assessore Paola Bernardo avrebbe dovuto riunire sindacati, associazioni di categoria e dei consumatori intorno a un delicato tavolo di concertazione. Ma con l’allerta meteo già partita il faccia a faccia è stato rimandato per una riunione urgente. Risultato: l’accordo auspicato con tutte le parti ancora non c’è e già dalla prossima domenica i grandi centri commerciali, primo fra tutti l’Ipercoop, potrebbero decidere da soli l’apertura non stop.
Regione vs governo. A prevederla è il decreto Monti che dall’inizio dell’anno permette di tenere le saracinesche alzate (sia nella grande che nella piccola distribuzione) 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. La Regione ha invece ribadito la necessità di mettere dei paletti rivendicando l’autonomia in materia di commercio. In attesa che sullo scontro si esprima la Corte costituzionale, in Toscana le saracinesche dei Comuni si stanno alzando a macchia di leopardo.
A Livorno. A fine 2011 l’amministrazione livornese ha annunciato l’applicazione del decreto «per evitare possibili cause risarcitorie in attesa del pronunciamento della Corte». Per allinearsi alla misura del governo, salvo decisioni del giudice, ci sarà tempo fino al 30 marzo. In questa fase di transizione i Comuni della costa, come Cecina, hanno assunto una posizione simile a quella di Livorno, mentre nel pisano (con Cascina e San Giuliano) i municipi si sono schierati con la Regione dando un chiaro segnale politico.
Gli altri Comuni. Quello di Pisa è stato il primo a disciplinare i turni dei negozi con un’ordinanza ad hoc: 14 aperture straordinarie per gli esercizi fuori dal centro storico e vendita fino a un massimo di 13 ore al giorno. Idem a Lucca: nel centro storico negozi sempre aperti (come già previsto dalla Regione) e in periferia accordo con tutte le parti per aggiungere quattro domeniche al calendario delle aperture. A Pontedera il sindaco Millozzi si è schierato col concittadino e presidente della Regione, Enrico Rossi, bloccando la liberalizzazione senza freni: ok a 15 aperture festive, oltre dicembre. Poche settimane fa il campanile lucchese ha vinto il primo round legale contro Pam che aveva presentato un ricorso d’urgenza per chiedere la sospensiva dell’ordinanza.
Sindacati e associazioni spazientiti. All’ultimo incontro con l’assessore Bernardo la Cgil ha portato una trentina di lavoratori. «Chiediamo al Comune – interviene Franco Franceschini (Filcams) – di non attuare passivamente il decreto Monti, ma di riproporre il calendario concordato lo scorso anno, sulla scia di quanto fatto a Pisa. Speriamo che l’assessore convochi quanto prima il tavolo decisivo o saremo costretti a prendere posizioni che vorremmo evitare». «Siamo in attesa che venga riconvocata la riunione – conferma Massimo Marini (Confesercenti) – al Comune chiediamo più coraggio: faccia come Pisa e dia un segnale politico chiaro contro la liberalizzazione selvaggia».
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