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Costa concordia

«Ora voglio solo reimbarcarmi sulla Costa»

Manrico Giampedroni, commissario di bordo ferito nel naufragio, è stato dimesso ieri dal Misericordia

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GROSSETO

I capelli un po’ scompigliati, le pantofole ai piedi, seduto sulla sedia a rotelle ma con un sorriso luminoso sulla faccia. Dopo diciassette giorni di ricovero all’ospedale di Grosseto, Manrico Giampedroni, commissario di bordo sulla Costa Concordia scampato per miracolo al naufragio, esce finalmente dall’ospedale. «Sono supercontento», spiega.

Giampedroni è rimasto 36 ore intrappolato nel ristorante Milano dove era sceso per radunare gli ultimi 15 passeggeri che erano rimasti lì. Con una frattura alla tibia e l’acqua gelida fino alla vita, Giampedroni racconta di essere sopravvissuto perché ha trovato un panino e della coca cola per sfamarsi. L’acqua fredda ha attenuato il dolore. «Ho sentito i rumori dei soccorsi e dai finestroni vedevo le barche: ho battuto con una pentola sulla parete, poi ho gridato. E quando il vigile è venuto a prendermi, l’ho abbracciato».

La gioia per essere un «miracolato» – così si definisce – vorrebbe non lasciare spazio alla ricostruzione di quella sera. Ma le domande su quel che è successo in plancia di comando il 13 gennaio incalzano: che ci faceva là? Chi c’era? Perché la nave si è avvicinata? Cosa ha fatto il comandante? «Non voglio parlare di cose brutte», spiega Giampedroni. Ma alla fine è un fiume e per un’ora si concede alle interviste. «Mi ha invitato Schettino - conferma - perché eravamo amici. Con noi c’erano 5, 6 persone. Anche la moldava, ma non il caos che ha detto la Coronika. Lei aveva la cabina davanti al mio ufficio e non mi ha mai detto buongiorno o buonasera».

Il commissario ricorda che quella del 13 gennaio è stata la prima volta che si è avvicinato al Giglio insieme a Schettino, che l’avvicinamento «lo ha voluto il maître» e che si è sentito «per telefono con Palombo». Nega invece di aver parlato con Ferrarini. «Della Costa ho sentito solo il mio diretto superiore Ursprungen e la Pacini».

Dopo il suo salvataggio, Giampedroni è diventato subito «il commissario eroe». Una definizione che le deposizioni degli ufficiali hanno intaccato quando uno di loro ha raccontato che Manrico non ha voluto indossare il salvagente subito per non impaurire i passeggeri. «Tornassi indietro rifarei quello che ho fatto», spiega.

Giampedroni, spiega Piergiorgio Londini, il primario di ortopedia che lo ha operato e preso in cura, è stato un paziente modello. «Aveva una frattura con più frammenti, più una frattura ai piedi e una vertebrale, ipotermia e aveva perso molto sangue - spiega -ma dal punto di vista psicologico è rimasto sempre tranquillo. Fra 3 o 4 mesi potrebbe rimettersi del tuto».

Il commissario, che non ha mai guardato la tv in questi giorni, e ora si prepara a un periodo di riabilitazione. Già da ieri sera è ricoverato nella clinica romana Quisisana, ai Parioli e fra una ventina di giorni tornerà a Grosseto per una radiografia. «Il mio desiderio più grande adesso è tornare a navigare con la Costa: è la mia vita».

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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