Sicurezza
Io, scampato a quel mare, torno al Giglio
Alessio Gonnelli nel 2007 precipitò con Pegaso a 700 metri da punta Gabbianara. Oggi è sull’isola a prestare soccorso
Nel 2007 precipitò in mare col Pegaso del 118 a cinquecento metri circa dalle coste dell’isola del Giglio, ma scampò alla morte e aiutò persino una dottoressa a infilarsi un salvagente. Successe a 700 metri dal relitto della Costa Concordia, dove oggi è tornato a volare per prestare soccorso all’isola, ringraziando la sorte dall’alto.
Emozioni a sorvolare lo stesso tratto di mare? Tante e strane. All’epoca lui chiamò tutto “fattore C”, sigla colorita per intendere le parti basse, alias la fortuna; ma alle spalle c’è un’esperienza straordinaria nel tenere a bada i pericoli.
Perché Alessio Gonnelli, infermiere del 118 di Grosseto, paracadutista provetto, 54 anni, è uno dei sopravvissuti alle tragedie del Giglio. È il 24 novembre del 2007 quando parte in volo col Pegaso alla volta dell’isola. A bordo ci sono quattro persone dirette a prendere una persona da trasportare al Misericordia. Poi un guasto tecnico, il pilota tenta un ammaraggio di fortuna e da lì in poi è una mezz’ora di terrore in mare.
La cronaca dell’epoca racconta di un pilota e copilota che riescono ad abbandonare il velivolo e di un infermiere (lui) e dottoressa (Laura Giordano) che ce la fanno, ma il giubbotto del medico non si gonfia. È buio e il mare è agitato. Gonnelli è sott’acqua quando trova un varco e si libera. La donna annaspa nel mare gelido, sono momenti terribili ma Alessio l’afferra con tutte le sue forze e riesce a tenerla a galla. Si salvano.
Oggi – a distanza di 4 anni – lui – ha volato ancora sullo stesso elicottero ed è passato sullo stesso mare, a 700 metri dal relitto della Costa Concordia. L’ha visto dall’alto e ha baciato il destino. Tanti e troppi i ricordi dall’alto dei ricordi.
Gonnelli è passato per lo stesso punto dov’è la nave, «guardando verso nord, nord-est in una linea immaginaria dove abbiamo impattato noi. Portavamo un signore in crisi ipertensiva, l’elicottero entrò sott’acqua. Ricordo che guardai che non ci fossero pale in movimento e trovai un varco. Uscii dall’elicottero». Noto alle cronache per via delle strepitose abilità aeree, non si fece nemmeno ricoverare e tornò subito nel suo podere di Alberese. Ma non si è mai sentito un eroe; è un tipo modesto e preferisce parlare di «...fattore C, il cu…». Anche perché se il finestrino da cui i due sono usciti non si fosse spaccato nello schianto, lui e la Giordano sarebbero rimasti intrappolati nel ventre dell’elicottero fino in fondo al mare.
«È un’esperienza che non scorderò mai – dice – Anche se quando giorni fa ho visto il punto dall’alto non mi ha fatto né caldo né freddo». Ha imparato a temperare le emozioni.
L’emergenza vera è quella di adesso, e non riguarda più lui ma il relitto della Concordia. Ora, «in tutte le cose ci vuole una buona dose di fortuna – dice – quindi non sono io che sono bravo ma è il mondo che gira come vuole lui… Quando in Afghanistan mi scoppiò un razzo a 80 metri, se non ero in una palazzina mi facevo male».
Un’altra volta a Porto Santo Stefano il direttore di lancio del suo paracadute «padellò il momento dell’invio e io mi buttai. Andai a finire su un terrazzo…».
«In tutte le cose - spiega - è importante il destino». Quel destino che è stato ingrato e terribile per altri (quelli della Costa) ma buono per lui, consentendogli di “esserci ancora”, per salvare altre vite.
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