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Livorno

Andranno a riprendere Davide

Andranno a riprendere Davide

L’annuncio della Marina, il comandante intrappolato in cabina a 70 metri dall’11 gennaio scorso

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di Federico Lazzotti

LIVORNO

Il corpo di Davide Curcio, il comandante livornese naufragato a bordo del suo peschereccio lo scorso 11 gennaio, sarà recuperato dai palombari della Marina Militare nei prossimi giorni. La conferma è arrivata dallo Stato Maggiore e verrà eseguito attraverso la nave militare Cacciamine di Viareggio, di stanza nella base di La Spezia, e sulla quale lavorano i palombari che in questi giorni sono stati impegnati nelle operazioni di recupero dei dispersi all’interno della nave Concordia naufragata davanti al porto dell’isola del Giglio.

Nei giorni scorsi gli amici del comandante Curcio avevano cercato di sollecitare il recupero del corpo, rimasto prigioniero all’interno della cabina assieme ai suoi due cani e poi colato a picco a due miglia dalle secche di Vada fino a settanta metri di profondità. «Non è giusto dimenticare Davide – scrivevano gli amici – un comandante morto sul lavoro cercando di salvare la vita di suo padre e del marinaio che era con loro a bordo quella tragica mattina».

Ad individuare la salma del trentasettenne, sposato e padre del piccolo Lorenzo, era stato, nei giorni successivi al naufragio, un robot della polizia che era riuscito a filmare l’interno della plancia dov’era rimasto intrappolato. «Troppo profondo il relitto per le nostre strumentazioni», hanno spiegato i sommozzatori al pubblico ministero Giuseppe Rizzo che all’indomani dell’incidente aveva aperto un’inchiesta per naufragio colposo e disposto il recupero della salma.

L’ultimo atto della Procura della Repubblica di Livorno, infatti, era avvenuto la settimana scorsa quando aveva informato la Prefettura che, a sua volta, aveva spedito una lettera indirizzata al ministero della Difesa nella quale si faceva presente il caso chiedendo che venisse incaricata la Marina del recupero del relitto.

Così la palla è passata al Ministero della Difesa, l’unico in grado, attraverso i mezzi della Marina Militare di andare a prendere la salma a quelle profondità. «L’imbarcazione – dicono i rilievi – è appoggiata al fondale a due miglia e mezzo dalle Secche di Vada».

È in quel punto che intorno alle 9,30 di tre settimane fa, il peschereccio Santa Lucia II, salpato dal porto di Livorno qualche ora prima, è rimasto impigliato al fondale durante una battuta di pesca a strascico prima di naufragare e portarsi dietro due vite umane, quelle di Davide Curcio e di suo padre Silverio, 64 anni, il cui corpo venne trovato poco dopo l’incidente.

Incarico e tempi di recupero del relitto sono rimasti un mistero fino a ieri pomeriggio quando è arrivato l’ok da parte dello Stato Maggiore. «Appena possibile penseremo noi al recupero della salma», hanno confermato al giornale che ne aveva sollecitato l’intervento. Difficile, per il momento, pensare che i palombari si occupino anche del peschereccio che quasi sicuramente resterà in fondo al mare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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