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«Un errore dire addio alle nostre Province»

«Un errore dire addio alle nostre Province»

In Consiglio lavoratori, istituzioni e volontari sfilano contro la cancellazione Kutufà: perché tagliare solo qui? Gragnoli (Pdl) fuori dal coro: lente e inutili

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di Valeria Cappelletti

LIVORNO

La Provincia è un ente indispensabile che non può essere abolito. Consiglieri provinciali, lavoratori, rappresentanti delle istituzioni dicono "no" al decreto Monti che intende abolire o svuotare gli enti provinciali.

È quanto emerso durante il consiglio, aperto alla cittadinanza, che si è svolto ieri mattina a Palazzo Granducale, al quale hanno partecipato anche i lavoratori della Provincia.

I dipendenti hanno espresso, in silenzio, la loro preoccupazione presentandosi con cartelli e slogan. Tra loro anche Anna Roselli, direttore del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo.

La seduta di ieri si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che ha sollevato qualche borbottio tra i membri del Pdl. «Un uomo dalla grande integrità morale - interviene Fabio Di Bonito, presidente del consiglio provinciale - che ha lasciato un'eredità importante sia sul piano politico che umano».

Poi sono iniziati gli interventi sul futuro di Palazzo Granducale. «Tutti noi sappiamo che c'è bisogno di apportare tagli alla politica - dice Giorgio Kutufà, presidente della Provincia - ma non capiamo perché debba essere colpito solo questo ente, un organo popolare. Questo non lo accetto. Non siamo un elemento di arretratezza per il Paese - continua - al contrario la Provincia svolge funzioni fondamentali per le comunità locali: i servizi per il lavoro e la formazione, la difesa del suolo, la viabilità, l'edilizia scolastica, il trasporto pubblico, la cultura».

Molte le testimonianze a favore delle Province, portate da personaggi del mondo istituzionale cittadino e dai consiglieri. Le uniche critiche sono arrivate da Benito Gragnoli (Pdl): «Non condivido il pensiero unanime che considera le Province indispensabili, critico questo ente, ne denuncio la lentezza decisionale e burocratica e, in alcuni casi, l'inutilità.

A eccezione di Gragnoli, il sostegno è stato unitario, così come è stata unanime l'approvazione dell'ordine del giorno per dire "no" all'Italia senza Province. «Il rapporto con questo organo - dice Elisa Amato, dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale - ha permesso alla scuola di realizzare molti progetti legati alla cultura, all'interazione con gli alunni disabili, alla formazione degli insegnanti».

Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio, sottolinea, «l'assenza di discussioni sul tema da parte di Comuni e Regione, come se da parte loro non ci fosse interesse». Stefano Agostini, direttore del Mascagni, ricorda il grande aiuto che Provincia e Comune hanno dato affinché «il nostro istituto diventasse una università e l'abolizione delle Province significherebbe perdere un sostegno importante».

Samuel Zarrugh (Comunità ebraica), ricorda gli ottimi rapporti con la Provincia e il contributo dell'ente per la realizzazione di varie iniziative. Il sostegno ai lavoratori arriva invece da Patrizia Cotta Ramusino (Rsu) e da Antonio Ceccantini (Pd), che dice: «Parlo a nome del mio partito, non abbandoneremo i lavoratori ma saremo al loro fianco, qualunque decisione venga presa».

Per Corsinovi (Pdl) l'abolizione «è un grave attacco alla democrazia». Michele Mazzola (Comunisti Italiani) dice "sì" alla salvaguardia di questo ente, «che però deve riappropriarsi delle proprie funzioni, prima tra tutte il rapportarsi con i cittadini».

Sos anche dal mondo del volontariato. «La Regione – ripete Fiorella Cateni (Auser) – è troppo lontana dal cittadino e il Comune non ha una visione abbastanza ampia per capire le necessità e i bisogni del settore. A chi faremo riferimento? ».

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