Lutto
Un bar su due non fa lo scontrino
Nel weekend la finanza ha messo ai raggi x trenta tra ristoranti e locali dell’aperitivo: più della metà non erano in regola
di Federico Lazzotti
LIVORNO. Una trentina di locali controllati e più della metà sono risultati «non in regola». È questo il bilancio del blitz effettuato durante il weekend dalla Finanza tra il centro di Livorno, il quartiere della Venezia e le baracchine sul lungomare. E dal Comando assicurano che «le verifiche proseguiranno anche nei prossimi giorni».
Quelle contestate nell’ultimo fine settimana sono irregolarità che riguardano la non emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale, oppure difetti sul mancato aggiornamento del registratore di cassa. «Il totale delle contestazioni – spiegano dalla Finanza – si aggira intorno a qualche migliaia di euro e il verbale è stato girato all’Agenzia delle Entrate. Ma nessun locale – ci tengono a sottolineare – rischia per il momento sanzioni peggiori come la sospensione della licenza».
Il blitz delle fiamme gialle era scattato tra venerdì e sabato. Niente a che vedere con lo spiegamento di forze andato in scena nelle stesse ore a Milano con circa duecento uomini impegnati. Ma anche tra via Cambini, la Venezia e le baracchine gli strumenti usati dagli investigatori sono quelli di ultima generazione. Con controlli mirati, preceduti dall'incrocio di dati tra il reddito dei titolari, gli studi di settore e il tenore di vita, tutto comparato con ciò che poi viene dichiarato.
Il controllo è scattato tra le 18 e le 22 ed ha visto impiegati una decina di militari. In via Cambini, ad esempio, l’accertamento a uno dei locali degli aperitivi è avvenuto poco prima della chiusura. I due finanzieri si sono presentati in borghese dopo essersi confusi con i clienti fino a pochi minuti prima.
Al proprietario hanno chiesto conto dell’ultimo scontrino battuto, dell’incasso effettuato tramite il pagamento bancomat, del libro dei corrispettivi e dei dipendenti. Negli stessi minuti, in alcune delle baracchine sul lungomare, venivano richiesti gli stessi chiarimenti. Qualche ora dopo è invece toccato ai locali della Venezia.
«L’obiettivo di questo tipo di operazioni – spiegavano dal Comando – non è quello di punire a tutti i costi i commercianti che fanno dei sacrifici per restare aperti». Anche perché Livorno non è Cortina.
Lo scorso anno, solo per dare qualche numero, rispetto a controlli simili a quelli andati in scena nel fine settimana, un esercizio commerciale su quattro ha fatto riscontrare delle irregolarità. Numeri inferiori rispetto a quelli di questo weekend. «La chiusura – recita la legge – scatta nel momento in cui le irregolarità sono quattro negli ultimi cinque anni». Altrimenti c’è una multa che parte da poco più di cento euro per salire fino a cinque volte tanto. Come quella che si sono visti contestare più della metà degli esercenti controllati nell’ultimo fine settimana in città.
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