Risarcimenti Costa, arriva il super team
Tra avvocati e associazioni spunta la bellunese Giesse. Offre consulenza gratuita e si prende il 10% solo in caso di vittoria
GROSSETO
Dopo l’accordo tra Costa e associazioni di consumatori, gli americano che scaldano i motori per epocali class action e stuoli di avvocati in ogni parte del mondo pronti a dar battaglia, al Giglio sbarca la Giesse, una delle società leader in Italia specializzata in risarcimento danni. Un segnale, questo, che la tragedia del Giglio non si esaurirà con le vicende processuali per individuare le responsabilità, né con le operazioni di recupero della nave.
Un terzo capitolo, già aperto in verità, adesso si spalanca. Perché se già ieri le associazioni nazionali di consumatori hanno raggiunto un accordo sui risarcimenti, fissando a 11mila euro gli indennizzi forfettari pro capite (esclusi i feriti), non è detto che questa sia la strada più conveniente da seguire. Chi non si accontenta, deve sbrigarsela da solo. “Solo”, però, è difficile che rimanga visto che “l’affare” per gli studi legali, è proporzionale alla gravità della tragedia.
La Giesse in questo campo è una delle società con più esperienza alle spalle in Italia. Ha seguito una delle 32 famiglie della strage di Viareggio, due italiani che hanno perso parenti nel disastro dell’aereo Air France caduto a Rio de Janeiro nel 2009 e ha rappresentato anche uno degli automobilisti vittima del pauroso incidente del tir a Certaldo.
Il banner pubblicitario dell’azienda bellunese è comparso qualche giorno fa sul Giglio News, la testata giornalistica online dell’isola. La Giesse, che ha 30 uffici in Italia e una squadra di oltre 150 tra avvocati, medici forensi, psicologici, tecnici per ricostruire gli incidenti, lavora in modo un po’ diverso da come le cose funzionano di solito in Italia.
«Non chiediamo soldi - spiega Bruno Marusso, uno degli amministratori - e sosteniamo noi le spese legali. Valutiamo ciascun caso e se decidiamo di assumerlo lo facciamo a nostro rischio. Solo se la causa va a buon fine per il nostro cliente, prendiamo il 10 per cento del risarcimento».
Un po’ come si fa nei Paesi anglosassoni. Già una decina, fra naufraghi e familiari di vittime, si sono rivolte alla Giesse. Ma quale possibilità hanno di strappare qualcosa di più degli 11mila euro?
«Questi accordi e le class action sono la cosa più sbagliata perché ogni caso è un caso a parte - spiega Marusso - e soprattutto in questa vicenda, dove le responsabilità sono facilmente individuabili, si può avere di più». Non solo.
«Va bene risarcire per un tot chi ha solo perso la valigia - spiega Marusso - ma faccio un esempio: due genitori che erano sulla Concordia per due ore non hanno saputo niente dei figli perché li hanno imbarcati su una scialuppa ormai colma e loro hanno raggiunto l’isola a nuoto. Il babbo non sapeva neppure nuotare. È vero che non sono rimasti feriti e che materialmente hanno perso solo il bagaglio. Ma è giusto che siano ricompensati allo stesso modo rispetto a chi è arrivato asciutto e tranquillo?».
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