Il Tirreno

Livorno

Crac Automatic: asta per 9,5 milioni

Crac Automatic: asta per 9,5 milioni

Il fallimento risale al febbraio scorso, un anno prima la chiusura della struttura in vetro e acciaio al Picchianti

3 MINUTI DI LETTURA





di Federico Lazzotti

LIVORNO. Oltre quattromila metri quadrati di spazi tra officina e sale espositive costruite in vetro ed acciaio. A cui ne vanno aggiunti altri diecimila all’aperto e un appartamento di quasi cento metri quadrati con scala e terrazzo che uniscono le due zone. Con la possibilità di costruire altri mille metri quadrati che – secondo i piani dell’ex proprietà – sarebbero il triplo. Il tutto in una struttura inaugurata una decina di anni fa e considerata un gioiello del settore.

Sono questi i numeri del colosso Automatic, la concessionaria di auto Volksvagen e Audi fallita nel febbraio scorso dopo l’istanza presentata da dieci ex dipendenti. Il complesso edilizio in via dell’Artigianato sarà messo all’asta per la prima volta il prossimo 21 di marzo alle 11,30 davanti al giudice fallimentare. Il prezzo di partenza, di quello che viene definito come «lotto unico», sfiora i dieci milioni di euro (sono 9.514.000 per la precisione) e il prezzo di base, almeno a sfogliare l’avviso pubblica anche nei giorni scorsi dai principali quotidiani, non comprenderebbe gli arredi e le attrezzature che sono ancora all’interno della struttura.

Per partecipare all’asta davanti al giudice Luigi De Franco, sarà necessario presentare entro le dieci del giorno precedente all’udienza, un’offerta in busta chiusa con un rilancio minimo di 50mila euro e presentare una cauzione pari al 10 per cento del prezzo offerto (circa un milione di euro nel caso si faccia un rialzo del minino richiesto ndr).

Spiega l’ex titolare Giovanni Gianforma, per quasi mezzo secolo al volante della concessionaria e che fino all’ultimo ha cercato di salvare l’azienda di famiglia: «Non posso parlare, in quanto la società Automatic srl attualmente si trova un procedura concorsuale contemplata dalla legge fallimentare, per cui c’è un opportuno riserbo istruttorio. Infatti si ritiene che eventuali notizie o informazioni, non giustamente interpretate, potrebbero nuocere al ceto creditizio».

Dietro al fallimento della concessionaria c’è ancora un piccolo giallo irrisolto e riguarderebbe proprio l'istanza presentata dagli ex dipendenti, assunti poi da altre ditte del settore. Nel momento della trattativa, infatti, rifiutarono la cessione del credito che un terzo avrebbe pagato, scegliendo di presentarsi in Tribunale, «com'era loro diritto», per chiedere stipendi e arretrati per circa 157 mila euro.

I libri contabili della ditta, in ogni caso, parlavano di passività per circa 20 milioni di euro, contro beni che arrivavano a coprirne 15, compresi gli immobili e i 2,5 milioni che il titolare ha conferito alla società ai primi del 2009 per finanziarla con case in zona Mercato, valutate 2 milioni di euro e altrettanti ricavi, in seguito, dalla vendita delle vetture. Nei 15 milioni sono stati valutati anche i 9, stimati dal tribunale, che si pensava di ottenere dalla vendita della sede di via dell'Artigianato.

Un disavanzo, dunque, capace di scavare un buco di cinque milioni di euro che ha costretto la società, nel gennaio 2010, a chiudere la piramide inaugurata nel 2000. Due i tentativi, da allora, di concordato respinti dai creditori, prime fra tutte le banche prima di dichiarare il fallimento.

Ora c’è chi giura che la famiglia Gianforma proverà fino all’ultimo a riprendersi ciò che ha costruito. E chissà che dietro la prima udienza non si nasconda un colpo di scena.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web