Il Tirreno

Livorno

La Signora del Morellino prevede un buon 2012

Elisabetta Geppetti, titolare di una delle principali aziende maremmane: il mercato interno è ancora fermo, l’importante è che tengano le esportazioni

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Come sarà il 2012 del settore vitivinicolo toscano, nonostante la difficile congiuntura economica internazionale? «Sono abbastanza fiduciosa - dice Elisabetta Geppetti - A patto, ovviamente, che tenga l'export. Perché di sicuro, anche in questo nuovo anno, non potremo contare sul mercato interno, come già succede da un po' di tempo. Nella nostra azienda abbiamo avuto un calo del 20% sul mercato italiano, un dato negativo che però è stato ampiamente compensato da un +30% ottenuto sui mercati esteri», sostiene Elisabetta Geppetti, ribattezza la Signora del Morellino.

Il suo nome è legato da oltre vent'anni a quello della Fattoria Le Pupille, 70 ettari di vigneti, una delle prime aziende maremmane, che ogni anno produce 500mila bottiglie di vino pregiato. Dalle cantine della fattoria Le Pupille esce anche il celebrato Saffredi, noto non soltanto ai sommelier.

E proprio dalla fattoria di Pereta, non lontano da Scansano, è iniziata nel 1985 l'avventura di questa bella donna imprenditrice, che ha reso famoso nel mondo il Morellino di Scansano. Nel frattempo è riuscita anche ad allevare cinque splendidi figli. Insomma: una donna di successo. «Semplicemente - prova a schermirsi - metto entusiasmo in tutto quello che faccio, sia in famiglia che nel lavoro».

Un metodo che, a quanto pare, ha prodotto dei risultati insperati. A diciassette anni Elisabetta beve il suo primo bicchiere di vino, a diciannove fa la sua prima vendemmia. E' andata a finire che cinque anni fa Der Feinschmecker, la più autorevole testata tedesca del settore del vino, l'ha nominata "Produttrice dell'anno". Da sei mesi Elisabetta Geppetti è anche presidente del Consorzio del Morellino di Scansano.

Il suo è quindi un giudizio più che autorevole per fare il punto sulle prospettive del vino toscano. «In Italia - dice - c'è stato un forte calo di consumo di vino, soprattutto nella ristorazione. Certamente hanno influito le nuove norme del codice della strada e la paura di incappare nell'alcool test, ma di sicuro nel settore del vino hanno pesato soprattutto gli effetti della crisi economica. Per fortuna l'export sta andando: i mercati esteri hanno premiato chi aveva già pensato di sfruttare questa possibilità. C'è da dire che in Toscana abbiamo un valore aggiunto che deriva dai nostri borghi, dai nostri paesaggi. Vendiamo il vino di una terra amata nel mondo».

Quindi in Toscana la crisi si è sentita meno che in altre regioni?

«Difficile fare delle analisi precise. Credo però che la crisi di questo settore sia stata vissuta più da altre regioni, come ad esempio il Piemonte, piuttosto che dalla Toscana. Soprattutto perché da noi il valore qualitativo dei vini è salito molto: anche nelle piccole aziende la qualità è alta, e in Toscana il rapporto qualità prezzo è generalmente buono».

Ma secondo lei, il prezzo del vino toscano non è troppo alto? Questa crisi alla fine non produrrà tra i suoi effetti anche un calo dei listini?

«Non credo che vi saranno crolli nel prezzo delle bottiglie di qualità. Semmai vi sarà un periodo di stabilità nei listini. Ad esempio il nostro prezzo è fermo da 4 anni. E vero anche che il prezzo dello sfuso è calato, ma diciamo che in questo si era un po' esagerato negli anni passati».

E nel futuro del Morellino cosa c'è? Può ancora crescere? Quali prospettive intravede?

«Certo si può fare sempre meglio. Nella Maremma grossetana quella del Morellino è la denominazione più conosciuta. Il nostro è un vino che è noto e apprezzato soprattutto da un mondo di appassionati, non è un nome famoso al grande pubblico come il Brunello o il Chianti. Molto è stato fatto, ma c'è ancora tanto da fare per valorizzare la denominazione».©RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Fondelli

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