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Costa concordia

«Gigliesi, grazie di cuore Mi avete commosso»

L’ex comandante della Costa, Mario Palombo, da Grosseto scrive agli isolani «Dopo essere stato attaccato, lo striscione in mio onore mi ha riempito di gioia»

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ISOLA DEL GIGLIO

«Giù le mani dal comandante Palombo», avevano scritto - tra giovedì e venerdì notte - alcuni gigliesi di fronte al Porto. Si erano arrampicati nottetempo fino a una terrazza e giù con lo spray in un lenzuolo. Ora, da Grosseto, l’ammiraglio ringrazia scrivendo alla redazione del Giglionews un’accorata lettera agli isolani.

«Cari Gigliesi, non potete immaginare la mia sorpresa quando ho saputo che nella notte sulla mia isola era comparso uno striscione in mio onore su un balcone del porto. Attraverso GiglioNews ho potuto vederlo e leggere - prosegue Palombo - i pensieri e le parole della gente isolana in mia difesa, che mi hanno riempito di gioia concedendomi una boccata di ossigeno in un momento per me veramente difficile». L’ex comandante della Costa, balzato sui giornali di tutto il mondo per la “prassi” degli inchini, esprime malumore. «Mi vedo ogni giorno attaccato e denigrato senza motivo da giornalisti cinici e senza scrupoli in cerca di processi alle intenzioni piuttosto che della verità dei fatti, senza nessuno di essi che riesca a spiegarmi quale sarebbe la mia colpa e quale relazione avrebbe la mia persona con questa tragedia della Costa Concordia. Vedo spesso - prosegue - il mio libro spulciato con morbosità con l’intento di trasformare parole di amore verso il Giglio e Camogli in assurde profezie di sventura. Ridicoli e goffi tentativi di trovare in quelle righe, scritte con il cuore e dense di emozioni vissute, chissà quali verità e ricostruzioni fantasiose».

«Il mio pensiero - continua - è fisso verso quella nave tristemente adagiata sul fondale della Gabbianara, i suoi passeggeri morti durante una vacanza e i parenti disperati in attesa di ritrovare i dispersi; l’orgoglio mio e dei miei colleghi comandanti e l’immagine di una società rispettabile come la Costa feriti, per un’assurda coincidenza, dagli scogli granitici della mia isola. Negli anni del mio lavoro - continua Palombo - ho sempre agito con massima trasparenza e professionalità, con un grande senso di responsabilità nei confronti dei passeggeri delle mie navi e soprattutto forte di un infinito rispetto del mare. Non ho mai messo a rischio la vita di nessuno con manovre spericolate e i miei passaggi sono sempre avvenuti mettendo in atto tutte le misure di sicurezza, rallentando sensibilmente la velocità, avvicinandomi in prossimità del porto sia al Giglio che a Camogli, dove salutavo i vecchi marinai ospitati nella Casa di Riposo Gente di Mare. Non sono stati assolutamente una consuetudine come i media hanno scritto, ma sporadiche e felici occasioni che ho avuto nel corso della mia carriera.Questo i miei concittadini lo sanno bene e me ne hanno dato conferma, alzando la voce e prendendo le mie difese di fronte a bieche speculazioni giornalistiche. Proprio loro che del silenzio e dell’anonima operosità hanno dato prova in quella tragica notte e che adesso sono l’orgoglio mio, della Costa Crociere e di tutta Italia».

Le ultime parole, l’ex comandante le riserva alla sua condizione di esilio volontario. «Finché la Concordia rimarrà lì, non me ne vogliate, non riuscirò a metter piede sull’isola. Il mio cuore è ferito proprio come quella nave e come le anime di tutte le persone che in quel tragico venerdì notte hanno perso i propri cari».

Sul sito, alcuni hanno rilasciato commenti. «Caro Mario, chi ti scrive ti ha visto nascere e ti ha seguito nella tua meravigliose carriera. Voglio solo ricordarti quanto diceva di te il nostro amico comune comandante Rossi: Mario la roccia. Così ti chiamavano a bordo ed eri allievo ufficiale; di essere una roccia lo hai sempre dimostrato e nessuno ti potrà mai scalfire. Le tue virtù: capacità saggezza, competenza e amore per il prossimo».

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