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Bolgheri, un mito a New York

Bolgheri, un mito a New York

Nei ristoranti alla moda Sassicaia e Ornellaia hanno scoperto l’America

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Cenone di fine anno, New York e Parigi. Sui tavoli di due ristoranti alla moda, coppie di personaggi dell’alta società pasteggiano a caviale , champagne e bottiglie di vino Sassicaia e Ornellaia. Una bottiglia 140-150 euro. Ne ordinano una dozzina, e ridono e scherzano, è la fine dell’anno, poco importa se è stato nero, per loro, ricchi industriali new yorkesi e parigini, gli anni sono sempre rosei, luccicanti. Bevono vino delle nostre terre, zolle di Bolgheri, antiche, sassose, ruvide, ma propizie al dio Bacco. Centoquaranta euro, un litro: ma cosa racchiude quella bottiglia dorata? E, mentre la globalizzazione ha colpito anche il vino, basti pensare ai nuovi prodotti sfornati nelle vigne australiane e sudamericane, il futuro della viticoltura toscana sta nell’eccellenza dei super Tuscan?

Siamo andati nelle vigne bolgheresi del Sassicaia e dell’Ornellaia per capire i segreti che racchiudono il fascino costoso dei vini super Tuscan. Facendo un viaggio a ritroso. Cominciando dall’inizio, la potatura, fino alla vendemmia e alla vinificazione in cantina.

Le signore delle vigne. Già le donne. La prima sorpresa, nei poderi del Sassicaia e dell’Ornellaia. «Per me la vite è come una creatura. La cresco, la poto, la curo tagliandole le foglie superflue, poi arrivano gli acini, a volte i grappoli sono troppi, vanno tagliati, infine la vendemmia, l'emozione per il frutto di questa splendida creatura che è la vite", racconta Enza Papini con sorriso dolce, e quasi si commuove. Da 11 anni lavora all'Ornellaia, la sua "fabbrica" sono i campi di viti di Bolgheri. Viene da Campiglia, in auto. Nei vigneti dell'Ornellaia, a Bellaria, da dove si vede la torre del castello di Bolgheri, il viale dei cipressi dall’inizio a San Guido, 5 chilometri, il mare e in certe giornate di tramontana anche la Corsica, Capraia, le luci delle case dell’Elba, sembra di essere fuori da una fabbrica perché ai bordi dei campi ci sono lunghe file di auto delle vendemmiatrici.

Sono loro le signore del vino. Una rarità vedere donne a vendemmiare. Succede all'Ornellaia e al Sassicaia, ma la tendenza proviene dalla Francia, da Bordeaux. La ragione? «Le donne hanno una sensibilità particolare nel trattare le viti, i grappoli e gli acini», spiega l'agronomo Alessio Neri.

Il vino come una cattedrale. I due brand più famosi del vino bolgherese possiedono vigne e cantine vicine e una filosofia produttiva distanti, quasi agli antipodi. L'Ornellaia, controllata dal Gruppo Marchesi de' Frescobaldi, è più recente, primi anni Ottanta, una cantina, lungo la via Bolgherese, più tecnologica e dall'architettura di avanguardia, stile produttivo più industriale.Il Sassicaia invece ha passi nobiliari, la cantina all’inizio di San Guido e il podere di Alberto, dove sono ubicati gli uffici della Tenuta del marchese Niccolò Incisa della Rocchetta, respirano il clima e la storia del piccolo borgo carducciano: «È vero che oggi molte aziende sono più rapide, più industriali, ma noi siamo ligi allo spirito di quanto diceva mio zio Niccolò: «Un'azienda vinicola è come una cattedrale. Per costruirla e portarla all'eccellenza ci vogliono tre generazioni», racconta il marchese.

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di Redazione web