Gioco
Blitz della Guardia di Finanza nella Livorno da bere
Tra venerdì e sabato le fiamme gialle hanno verificato una decina tra bar e ristoranti più frequentati dalla movida
Blitz della guardia di finanza nella "Livorno da bere e mangiare" durante l'ultimo week end. Una decina gli esercizi commerciali, e in particolare i bar più frequentati per fare aperitivo e i ristoranti del centro, ai quali i militari hanno chiesto conto di scontrini, ricevute fiscali, libri dei corrispettivi e dipendenti dell’attività. Diciamolo subito: niente a che vedere, almeno guardando ai numeri, con lo spiegamento di forze andato in scena nelle stesse ore a Milano con circa duecento uomini impegnati in una sorta di caccia all'evasore travestito da nullatenente, oppure rispetto a quello che tanto rumore ha fatto durante le vacanze di Natale a Cortina. Ma anche tra via Cambini, la Venezia e le baracchine sul lungomare, dove si sono concentrati gli accertamenti, gli strumenti usati dagli investigatori sono quelli di ultima generazione con controlli mirati, preceduti dall'incrocio di dati tra il reddito dei titolari dell'esercizio commerciale, gli studi di settore, tanto criticati, il tenore di vita (appartamenti, macchine e vacanze) comparato poi con ciò che viene dichiarato. «Tanto per essere chiari non si è trattato di un servizio straordinario in stile Cortina o Milano - conferma il colonnello Donato Pignataro che guida il Gruppo delle fiamme gialle - ma di un normale controllo che ha riguardato alcune attività particolarmente frequentate nel week end». I risultati del blitz, ed eventuali sanzioni nei confronti dei titolari, saranno resi noti oggi. Il controllo è scattato tra le 18 e le 22 ed ha visto impiegati una decina di militari. In via Cambini, ad esempio, l’accertamento a uno dei locali degli aperitivi è avvenuto poco prima della chiusura. I due finanzieri si sono presentati in borghese dopo essersi confusi con i clienti fino a pochi minuti prima. Al titolare hanno chiesto conto dell’ultimo scontrino battuto, dell’incasso effettuato tramite il pagamento bancomat, del libro dei corrispettivi e dei dipendenti. Negli stessi minuti, in alcune delle baracchine sul lungomare, venivano richiesti gli stessi chiarimenti. Qualche ora dopo è invece toccato ai locali della Venezia. «L’obiettivo di questo tipo di operazioni – prosegue il comandante – non è quello di punire a tutti i costi i commercianti. Anche perché il momento è talmente difficile che le persone che riescono a stare aperte onestamente devono avere il nostro rispetto perché significa che ogni giorno fanno sacrifici». C’è poi un elemento intrinseco da non sottovalutare e riguarda la conformazione economico della città. «Livorno non è Cortina – conclude – non ci sono grandi macchie di evasione fiscale. È vero, la maggior parte delle perosne ha la barchetta, ma non si tratta di yacht». Lo scorso anno, solo per dare qualche numero, rispetto a controlli simili a quelli andati in scena nel fine settimana, un esercizio commerciale su quattro ha fatto riscontrare delle irregolarità. L’incubo, per ogni esercente, è quello di essere costretto ad abbassare la saracinesca. «La chiusura – spiegano dalle fiamme gialle – scattano nel momento in cui le irregolarità sono quattro negli ultimi cinque anni». Altrimenti scatta un multa che parte da poco più di cento euro fino a salire a cinque volte tanto.
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