Sicurezza
«Quelle macchie sono soltanto resti delle panne»
Ha dato qualche preoccupazione, dato l'allarme ambientale che aleggia sopra l'isola del Giglio dopo il naufragio della Concordia. Ma quella macchia bianca apparsa sul mare non era inquinamento
ISOLA DEL GIGLIO
Ha dato qualche preoccupazione, dato l'allarme ambientale che aleggia sopra l'isola del Giglio dopo il naufragio della Concordia. Ma quella macchia bianca apparsa sul mare era soltanto le fibre della panne assorbenti con cui è stato circondato il relitto in previsione delle operazioni di recupero del gasolio. Rassicura gli animi in questo senso l'Arpat, incaricata dei campionamenti delle acque. «Dalle informazioni assunte presso gli addetti ai lavori - si legge nel sito dell'agenzia - risulta che, si tratta di materiali prodotti dallo sgretolamento di alcune panne assorbenti, causato dal contatto prolungato dovuto al moto ondoso, fra le panne e le lamiere lesionate dello scafo della Costa Concordia». Nessun residuo di materiali d'imbottitura provenienti dalla nave, come è stato ipotizzato in un primo momento. Dall'ultimo aggiornamento dato dall'Arpat, poi, viene fuori che ancora, per fortuna, non c'è traccia di tensioattivi (detersivi) attorno al relitto e che per quanto riguarda gli idrocarburi i valori in tutti i punti campionati risultano inferiori alle soglie di rilevabilità. Scorrendo il sito poi risalta agli occhi anche una novità, ipotizzata dai tecnici dell'agenzia dopo aver incrociato i dati. «Presso la presa - si legge - del dissalatore i tensioattivi risultano presenti in concentrazione significativa anche se i valori sono inferiori ai limiti di riferimento previsti per le acque dolci destinate alla produzione di acque potabili. In base a questo risultato non si possono escludere anche apporti di sorgenti diversi dalla nave; questo aspetto sarà approfondito nei prossimi giorni». Altro soggetto operativo nelle acque del Giglio è l'Hera, la società impegnata a misurare (al decimo di millimetro) i movimenti della nave. Dati calcolati con una precisione chirurgica che però portano a qualche impiccio. Le oscillazioni del relitto vengono infatti registrate attraverso un gps alimentato a batterie, ma queste non riescono ad avere una durata prolungata. I tecnici della Hera infatti sono costretti ogni tre giorni a viaggiare in elicottero dall'isola fino alla base per ricaricarle. In questo senso, hanno proposto un progetto per poter istallare sopra la loro attrezzatura un impianto fotovoltaico, rendendola autosufficiente, meteo permettendo.
(a.f.)
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