Pochi magistrati, processi più lenti
Servono 898 giorni per avere una sentenza civile, 410 per una penale: il 10 per cento di tempo in più che un anno fa
di Carlo Bartoli
FIRENZE. Tempi più lunghi, organici sempre più ridotti, carceri ancor più sovraffollate. Verrebbe da dire che per il presidente della corte d’appello di Firenze Fabio Massimo Drago, l’anno giudiziario si apre all’insegna delle solite, vecchie magagne. Un dato positivo, però, viene evidenziato da Drago e dal procuratore generale presso la corte d'appello Beniamino Deidda: adesso c’è un governo che cerca di aggredire i mali endemici della giustizia e con il quale la magistratura ha un rapporto finalmente sereno. Notazioni, queste, che come prevedibile hanno suscitato consensi e polemiche nel mondo politico. Così come polemica è stata (vedi altro servizio) la diserzione degli avvocati dalla cerimonia.
Non possono non suscitare allarme, invece, le parole del procuratore capo Giuseppe Quattrocchi secondo il quale le infiltrazioni della criminalità organizzata, in particolare di camorra e 'ndrangheta, e i delitti contro la pubblica amministrazione sono le nuove frontiere della lotta al crimine. In particolare, in Toscana il riciclaggio è il reato emergente.
Il problema centrale dell'andamento della giustizia in Toscana è e resta quello della lentezza dei processi, civili e penali in tutti e tre i gradi di giudizio: «Nulla di nuovo - ha commentato con amarezza - l'arretrato continua ad affogare i tribunali del distretto, mentre l'organico della magistratura è sempre caratterizzato da incredibili scoperture e continuano a non sanarsi le gravi carenze del personale amministrativo». Fatto sta che la durata media di un processo civile in corte d'appello è salita da 817 a 898 giorni, con un aumento di quasi il 10%, mentre la media dei processi penali è passata da 359 a 410 giorni. In primo grado, il processo civile dura in media 376 giorni quello penale 354.
Sulla lentezza dei processi influisce anche la carenza di magistrati: mancano infatti 82 magistrati. In particolare, al tribunale di Firenze mancano 15 magistrati su 80, a Livorno 5 su 25, a Prato 5 su 20. Quanto al personale amministrativo, mancano 227 addetti, oltre il 10% della pianta organica.
L’altra piaga è rappresentata dalla situazione delle carceri. Il presidente del tribunale di Sorveglianza di Firenze, Antonietta Fiorillo, ha fornito le cifre dello scandaloso fenomeno del sovraffollamento: a Sollicciano sono presenti 974 detenuti rispetto a una capienza di 497 a Prato 701 su 476, a Livorno 425 su 284, a Pisa 377 su 225, a Lucca 163 su 113, a San Gimignano 421 su 235, a Siena, 79 su 50, a Massa Marittima, 36 su 28. In sostanza, solo Empoli, Gorgona, Grosseto, Porto Azzurro e Volterra sono in regola da questo punto di vista.
A questo proposito, il presidente Drago ha espresso il proprio plauso al governo per il decreto svuota carceri. Che la situazione sia drammatica lo conferma il fatto che in un anno ci siano stati in Toscana 2009 «eventi critici», fra cui 498 episodi di autolesionismo, 143 tentativi di suicidio, quattro suicidi, 306 atti di aggressione fra detenuti, 20 aggressioni contro agenti di custodia.
Il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi ha fatto invece il punto sulla situazione sul territorio: a preoccupare sono soprattutto le infiltrazioni della camorra e della 'ndrangheta, con un’allarmante estensione dei fenomeni legati al riciclaggio. L’altro fenomeno allarmante riguarda l’aumento dei delitti contro la pubblica amministrazione. Sul fronte della criminalità organizzata, Quattrocchi riferisce di 158 procedimenti nei quali «si evidenzia la presenza di ramificazioni dei principali gruppi di criminalità organizzata radicati nel meridione» e aumenta anche la presenza di organizzazioni, formate da italiani o stranieri, dedite al mercato degli stupefacenti e della prostituzione.
La Toscana, dunque, da una parte è impermeabile rispetto al tentativo di radicamento delle organizzazioni della criminalità organizzata, ma contemporaneamente viene utilizzata per il reimpiego di grandi ricchezze. «Il riciclaggio - ha detto - è il delitto sempre più emergente. Dalle indagini emerge, e ciò crea notevole allarme, l'ingresso massiccio di gruppi criminali albanesi e rumeni nello spaccio della droga, nell'immigrazione clandestina e nel mercato della prostituzione».
E' sensibilmente aumentato, infine, anche il numero delle intercettazioni telefoniche. I soggetti sottoposti a controllo sono passati da 3.716 a 4.569 e sono aumentate anche le intercettazioni ambientali.
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