Il Tirreno

Livorno

La moschea prende forma e si pensa a raddoppiarla

La moschea prende forma e si pensa a raddoppiarla

Ospiterà 400 persone e altrettante potrà accoglierne nel piazzale all’esterno Ad aprile l’apertura, la facciata sarà dipinta completamente di bianco

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di Giulio Corsi

LIVORNO. La stanzetta di via Oberdan tra due mesi diventerà un salone. I settanta metri quadrati che ospitavano un centinaio scarso di fedeli stipati come sardine, tra due mesi lieviteranno fino a triplicare e poter accogliere trecento, quattrocento persone. Il marciapiede ricoperto di tappeti e cartoni tra motorini parcheggiati ed auto che passano su e giù durante la preghiera si trasformerà in un grande piazzale silenzioso, affacciato su una strada chiusa, recintato da un cancello, ornato di palme e cactus e sormontato da una facciata bianca, il colore preferito da Dio che bianco ha creato il paradiso, come ha raccontato Maometto.

E' il sogno dei musulmani livornesi che diventa realtà. Pennellata dopo pennellata, intonacata dopo arricciatura, la moschea del Picchianti cresce, prende forma, si prepara al grande giorno, fissato il primo aprile quando la comunità islamica spera di aver completato il trasloco dall'ex officina a due passi da piazza XX Settembre in cui dal 2004 si riunisce per la preghiera del venerdì, all'ex officina di via Gian Battista Guarini che il 20 dicembre 2011 ha acquistato cash, dopo aver raccolto - si sussurra - oltre duecentomila euro al proprio interno.

Si lavora tutti i giorni in quel capannone in cui fino a pochi mesi fa sorgeva la sede della Tirrenia, società specializzata nella produzione di macchine puliscispiagge. Si lavora e si prega. In una stanzina attigua al salone principale una decina di tappeti, coperte di preghiera dalle tonalità verdi e rosse, sono stesi per terra, rivolti verso la Mecca, testimonianza di intervalli dedicati a Dio dopo ore con cazzuola e malta tra le mani.

Nell’area principale le quattro pareti sono già intonacate, gli impianti che alimenteranno i neon sul soffitto sono già sistemati, così come quelli che alimenteranno i condizionatori. Le mattonelle che erano sul pavimento sono state tolte. Vi si installerà il riscaldamento a terra che poi sarà ricoperto da parquet. All’esterno uno dei lati che costeggia la struttura è stato ripulito, il cemento rattoppato. Potrà servire anch’esso, in caso di necessità, come angolo di preghiera. Lo sprint ai lavori partirà da metà febbraio, quando il volontariato di tanti artigiani e muratori musulmani che ha guidato il primo mese di interventi, sarà sostituito dall’opera di una ditta di Cecina. «Il tempo è pochissimo, ma speriamo davvero che l’impresa edile a cui abbiamo affidato la conclusione della struttura riesca a finire per il 31 marzo», confida l’imam Abdelghani Bouchari mentre col contabile della comunità e un operaio controlla la situazione di quella che sarà la moschea della costa tirrenica, in grado di ospitare al suo interno anche quattrocento persone e altrettante nel piazzale esterno, trasformandosi così in uno dei principali luoghi di culto islamici di tutta la Toscana. E che in futuro potrebbe ingrandirsi ancora.

Perché solo metà del capannone è stato acquistato dalla comunità, ma Bouchari lascia intendere che un domani sarebbe bello addirittura raddoppiare estendendosi nell’altro della struttura.

«Ci piacerebbe ma intanto dobbiamo pensare a terminare i lavori entro il 31 marzo quando dovremo lasciare l’attuale sede - sottolinea -. I soldi? La raccolta effettuata dalla comunità per acquistare l’immobile è stata un atto importante, adesso però ne servono altri e non è facile», racconta.

L’imam esce dal portone e dal piazzale si gira a guardare la facciata. E’ un sogno inseguito da una decina d’anni che si sta realizzando. Sospira. Come verrà l’esterno della moschea? «Non è importante l’aspetto ma l’accoglienza e la funzionalità», dice. Poi però si lascia andare: «Pensiamo di dipingerlo completamente di bianco, è un colore importante per noi musulmani. Provi ad immaginarlo, sarà bellissimo».

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