Sicurezza
Finalmente spunta la “fabbrica della ricerca”
LIVORNO È accaduto come quando nel giro di 4-5 anni per le nostre fabbriche è sparito l’ombrello delle Partecipazioni Statali e si sono ritroivate tutte quante in pugno delle multinazionali: e...
LIVORNO
È accaduto come quando nel giro di 4-5 anni per le nostre fabbriche è sparito l’ombrello delle Partecipazioni Statali e si sono ritroivate tutte quante in pugno delle multinazionali: e nessuno se n’era accorto.
Livorno è una città che spende per produrre cervelli – anche di alto livello, talvolta altissimo – che poi fanno la valgiia e vanno altrove a creare ricchezza, lavoro, sviluppo. E invece, anche qui quasi senza che nessuno ne abbia consapevolezza, sta avvenendo una mutazione: riguarda il sistema produttivo, l’uso delle intelligenze, finanche lo stesso identikit della società.
I cervelli continuiamo a esportarli sì, eppure adesso abbiamo preso anche a attrarne qualcuno: non grandi numeri, e comunque si tratta di 100-150 persone. Quanto basta per farne la nostra “fabbrica” della ricerca.
Ne sono un esempioi venti studiosi che a vario livello lavorano nel laboratorio high tech che allo Scoglio della Regina ha realizzato la barca-robot Hydronet.
Ma non è l’unica realtà di questo tipo, ormai: sempre agli ex Bagnetti c’è l’équipe del Cibm, il Centro interuniversitario di biologia marina nato dall’alleanza fra un pool di atenei.
A Villa Letizia il polo universitario di logistica non ospita più solo gli studenti ma anche i team di ricerca del prof. Iannaccone e del prof. Pratelli.
Non basta: l’Authority ha aperto le porte allo staff di Percro del prof. Bergamasco che, con l’ingegner Marco Fontana responsabile del gruppo labronico, guarda al mix fra tecnologia e percezione sul fronte dell’energia e della sicurezza.
Al di là dei centri di ricerca legati all’università, su questa frontiera troviamo anche qualche pezzetto di industria. Per dirne una: la centrale Enel di via Salvatore Orlando è una ciminiera che butta smog ma adesso è anche il quartier generale di un gruppo di ricerca sperimentale sulle “reti intelligenti” dell’energia elettrica.
Si potrebbe ricordare che i processi decisionali delle multinazionali hanno cancellato il centro ricerche della Siemens a Fauglia oppure che esiste qualche nucleo di ricerca & sviluppo in alcune grandi fabbriche di componentistica. Ma forse l’accento è opportuno metterlo sul Compolab, la struttura in zona Picchianti che la Regione ha individuato come capofila del trasferimento tecnologico nell’indotto auto. Il segreto per provare a far mettere radici qui alle multinazionali: l’esempio Delphi insegnerà pur qualcosa...
Si fa ricerca alla Wass: non è inutiloe ricordare che è una fabbrica di armi, comunque il V-Fides è una applicazione civile di know how del settore difesa per creare un veicolo senza pilota ad uso di esplorazione marina a grandi profondità.
«È fondamentale – dice l’assessore Giovanna Colombini, che a Palazzo civico è l’anima di questa strategia – non tanto portare a Livorno corsi di studio quanto semmai strutture di ricerca: è da lì che può nascere il trasferimento tecnologico che fa lievitare la competitività delle imprese».
L’ultima sottolineatura è per la Kayser, l’azienda aerospaziale con base all’ex Barcas che è la prima impresa occidentale ad aver lavorato con i “tachionauti”, cioè gli astronauti cinesi. Prossima impresa: un esperimento sull’invecchiamento delle cellule, nello spazio fra radiazioni cosmiche e assenza di gravità, a bordo della nuova navicella Usa modello Obama. Con un obiettivo: far parte del grande team mondiale che vuol arrivare nel 2030 su Marte. Un po’ di amatanto sul Pianeta Rosso.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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