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Ancora intrappolato in fondo al mare Giallo sul recupero

Ancora intrappolato in fondo al mare Giallo sul recupero

Davide Curcio, 37 anni, è naufragato con il suo peschereccio Barca a 70 metri di profondità, ora serve la Marina militare

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di Federico Lazzotti

LIVORNO

I marinai lo ripetono quando cercano qualcosa a cui tengono in mare: «gli abissi restituiscono sempre ciò che si sono presi», che siano correnti, reti, oppure, come nel peggiore dei dolori, vite umane. Per Davide Curcio, 37 anni, professione comandante, la legge del mare si è cancellata alle 9,30 dell’11 gennaio scorso: mentre il suo peschereccio colava a picco a settanta metri di profondità dopo essere rimasto incagliato con le reti al fondale, lui era in cabina con i suoi due cani nel tentativo di salvare la barca, la vita di suo padre Silverio e quella del marinaio, l’unico poi sopravvissuto alla tragedia.

A distanza di diciotto giorni dal naufragio del Santa Lucia II, il corpo di Davide, sposato con Ilaria e padre del piccolo Lorenzo, è ancora intrappolato dentro a quella cabina con i suoi fedeli amici, un pastore tedesco e un carlino. «Portava sempre i cani a pesca – ricordava la moglie nei giorni successivi al naufragio – per lui erano una cosa irrinunciabile».

Ora le operazioni di recupero sono bloccate da una settimana in attesa che in quel tratto di mare arrivi una nave della Marina militare in grado di recuperare il relitto.

«L’imbarcazione – dicono i rilievi – è appoggiata al fondale a due miglia e mezzo dalle Secche di Vada». A liberarlo dagli abissi ci hanno provato per una decina di giorni i sommozzatori della polizia, senza però riuscirci. «Troppo profondo per la nostra strumentazione», hanno detto al pubblico ministero Paolo Rizzo che coordina le indagini dopo aver individuato il cadavere grazie ad un robot che ha intercettato la nave e filmato ciò che era all’interno della plancia.

Ecco perché, ora, l’ultima speranza sta proprio nell’intervento della Marina militare che – spiegano gli esperti – «ha tutto il necessario per riportare il peschereccio in superficie». Ma incarico e tempi del recupero sono un mistero, tanto che dovrà essere il ministero della Difesa a dare l’incarico alla Marina. «La Procura della Repubblica – spiegano da via Falcone e Borsellino – ha fatto il possibile per recuperare il peschereccio usando la polizia giudiziaria, ma adesso tocca alle Forze Armate che vengono gestite direttamente dal Governo e dunque starà a quest’ultimo dare l’incarico»

La famiglia, da parte sua, preferisce non parlare «non vogliamo rilasciare dichiarazioni», spiega il genero al telefono. Gli amici, invece, vorrebbero alzare un polverone e dare una scossa per tentare di accelerare i tempi. «Vogliamo che venga data dignità ad un corpo – spiegano – perché nessuna vittima è più meritevole di un’altra. Invce per un comandante che ha fatto una cavolata – dicono riferendosi al naufragio del Concordia – si è mosso mezzo mondo, mentre un comandate che è morto sul lavoro è stato abbandonato in fondo al mare nell’indifferenza di tutti».

Per recuperare il cadavere si parla di una spesa che oscilla intorno ai centomila euro. E l’iter – questa è la buona notizia – sarebbe già iniziato. Dalla Prefettura di Livorno, infatti, la settimana scorsa, sarebbe partita una lettera indirizzata al ministero della Difesa nella quale si faceva presente il caso e chiedendo che venisse incaricata la Marina del recupero del relitto.

Per adesso una risposta non è arrivata. E il corpo di Davide è ancora intrappolato a settanta metri di profondità senza che nemmeno la legge del mare possa provare a riportarlo a casa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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