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Livorno

Ultimatum di Cosimi ai partiti alleati «Uniti o siete fuori»

Ultimatum di Cosimi ai partiti alleati «Uniti o siete fuori»

Massimo Gulì (Pd) diventa coordinatore dei capigruppo «Niente più battitori liberi». Ma è già scontro con Giannini

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di Juna Goti

LIVORNO

«Basta battitori liberi: da domani o si rispettano certi paletti o le nostre strade si dividono». L’attesa comunicazione del sindaco al consiglio comunale sullo stato di salute della maggioranza è arrivata ieri mattina. «Ora basta». Alessandro Cosimi l’ha ripetuto in tutte le salse, dicendo che «sono stanco di dover sopportare», che «la città non può più accettare una rappresentazione di difficoltà a fare quando ha avuto una capacità di resistenza alla crisi superiore ad altri territori», che «a Livorno non abbiamo bisogno né di professori né di inciuci, neppure di coraggio suicida, ma di razionalità». Tra una citazione e l’altra, arriva anche a dire che «non ci sto a fare l’homo sacer nella terra di nessuno: meglio passare per quello autoritario che per uno che non ha fatto nulla».

L’intenzione del sindaco è quella di dare un altolà definitivo agli alleati. Ma la maggioranza formata da Pd, Idv e Sel che entra in consiglio dopo una riunione dei capigruppo convocata quasi all’alba è la stessa che lascia la seduta intorno alle 14. La stessa che ha litigato per mesi sul futuro dei servizi pubblici, solo per fare un esempio. «Niente Tarallucci e vino – ripete Cosimi – la coalizione è a un bivio: si esprima, vedrò chi ci sta». E giù con una nuova riunione, fissata per lunedì.

Quali sono i paletti su cui il sindaco dice di poter sopportare «critiche, ma non più dissenso»? Porto, piano strutturale e difesa della qualità dei servizi, sottolineando che a livello locale non si può fare carta straccia di quello che le stesse forze politiche decidono a Firenze. Idem per i provvedimenti che passano dalla giunta, dove ogni partito ha il suo «capo delegazione»: il vicesindaco Luca Bogi per Idv e l’assessore Maurizio Bettini per Sel.

Il risultato è che da qui in avanti le beghe di maggioranza devono passare da un coordinamento di capigruppo, con in testa Massimo Gulì (Pd). Ma siccome il buongiorno si vede dal mattino, Lamberto Giannini (Sel) dice subito che «non sono d’accordo, il capo della coalizione c’è già , è il sindaco». E poi: «Perché dovrei cambiare? Se il dissenso si legge come lesa maestà non è colpa di Sel». Andrea Romano (Idv) è più prudente del solito e chiama in causa la rinnovata «sintonia a livello nazionale». A bordo campo si dice che il partito lo abbia richiamato, non assicurandogli più le spalle coperte. Ma i guai restano: Romano, ad esempio, dice che «abbiamo chiesto attenzione per aprire un percorso verso la pubblicizzazione dell’acqua», Cosimi dice che «è un obiettivo politico, ma non può essere la strada per disintegrare il futuro di centinaia di famiglie». Si riparte da qui. Durerà?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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