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Servirà un anno per rimuovere la Concordia Il Giglio ora teme un tracollo per il turismo
Fino a ieri il relitto si spostava al massimo di 2, 3 millimetri ma a causa del maltempo i movimenti dello scafo si sono fatti più pericolosi. Ieri la notizia del ritrovamento di un'altra vittima del naufragio: è Erika Fani Soriamolina, membro dell' equipaggio. Gabrielli: " Per rimuovere il relitto di Costa Concordia ci vorranno da 7 a 10 mesi"
ISOLA DEL GIGLIO. La nave Concordia torna a muoversi ben oltre il millimetro/ora che da diversi giorni non aveva mai impedito l’attività di ricerca delle squadre di soccorritori. Fra sabato e domenica, lo hanno rilevato solo gli apparecchi degli scienziati, la nave si è mossa di 4,3 centimetri in sei ore e tutte le attività dei sommozzatori sono state sospese. Così come sabato erano state fermate le operazioni di svuotamento del carburante da parte della Smit/Neri. Proprio il mare è la grande incognita sui tempi che ruotano intorno a quel ’grattacielo galleggiantè adagiato davanti al porto del Giglio dalla sera del 13 gennaio. Tocca al Commissario per l’emergenza Franco Gabrielli dire, dopo 15 giorni, che con quella nave l’isola dovrà convivere a lungo: «ci vorranno da 8 a 10 mesi» per la sua rimozione, più due mesi necessari alla stesura del progetto cui la Costa sta già lavorando.
In tutto un anno che potrebbe mandare in crisi l’economia degli operatori turistici e dei commercianti del Giglio. Loro che la sera del naufragio furono i primi soccorrere i croceristi impauriti, ora sono loro ad aver paura. Guardano sul molo le tante divise dei soccorritori, convivono con giornalisti e cameramen e pensano ad altri scenari. "Sembra di stare a Baghdad", dicono. Il sindaco Sergio Ortelli, oggi a Siena per ritirare un premio dato alla sua gente, è colto di sorpresa dalla tempistica illustrata da Gabrielli: "Forse era meglio avere un progetto in mano", dice pensando anche all’ incontro che martedì o mercoledì avrà con i concittadini. Nessuno sembra credere troppo ai turisti del dolore: già oggi rispetto a sette giorni fa i traghetti ne hanno portati molti meno. Non basta neppure l’assicurazione del Capo della Protezione civile che si dice pronto a far cercare soluzioni diverse per l’accesso all’isola qualora la nave, o i lavori intorno ad essa, blocchino l’ingresso in porto. Pochi, poi, sembrano aver paura dell’inquinamento ma tutti sanno che quel relitto è pieno di veleni e rischia di essere il secondo cimitero dell’isola se i sub non riusciranno a trovare le 15 persone che ancora mancano all’appello. Non certo una promozione turistica.
Il movimento registrato stamani è stato causato dal mare e dal vento e gli esperti del Comitato tecnico-scientifico, che lavora con il Commissario, dicono che "è fisiologico". Insomma non è quello che può ancora far scivolare e sparire in fondali più profondi la Concordia, aprendo scenari peggiori anche sul fronte ambientale. Ma è un movimento che basta a bloccare il lavoro di ricerca, nonostante dentro ci sia, probabilmente, ancora il corpo di Dayana Arlotti, la bambina di 5 anni scomparsa insieme al padre che, come tutti gli altri dispersi, »angoscia« Gabrielli e i soccorritori. Lui, però, ora che speranze di vita non ce ne sono più, non può non mettere al primo posto la vita degli operatori e la salvaguardia dell’ambiente. Domani avrà il piano della Costa per lo smaltimento dei rifiuti, mentre assicura che in 28 giornate lavorative sarà svuotato l’84% del gasolio della nave di Costa Crociere. Ma anche lui sa bene che i tempi saranno dettati dal mare e dal vento, gli stessi elementi con i quali dovrà fare i conti chi sarà incaricato di rimuovere la nave o di smantellarla sul posto. E lo sanno bene gli abitanti e gli operatori del Giglio, pronti anche a dar vita a un Comitato per far sentire la loro voce, che presto non racconterà più come hanno salvato i naufraghi ma la paura di un "tracollo" del turismo e quindi della loro economia.
Le vittime salgono a 17. La notizia del ritrovamento di un'altra vittima del naufragio della Costa Concordia, la diciassettesima, arriva sul porto del Giglio poco prima delle 13 di ieri. E' una donna, membro dell' equipaggio della nave, e sembra indossasse la divisa, trovata dai sommozzatori della guardia di finanza: si tratta di Erika Fani Soriamolina, peruviana. I suoi familiari, i genitori e la sorella, che come ogni giorno stamani erano arrivati al Giglio, alle 16 erano ripartiti per la terraferma. Per giorni avevano pregato, chiesto quel «miracolo» di cui aveva parlato tre giorni fa il Capo della Protezione civile Franco Gabrielli a proposito della possibilità di trovare persone ancora in vita.
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