Gioco
Meglio disoccupato all’Ardenza che ingegnere a Milano
Non è neanche un proverbio o una battuta, è una visione del mondo che ben rappresenta il modo di essere di noi livornesi: nel bene (il senso di libertà dal carrierismo e dal lavoro vissuto come...
Non è neanche un proverbio o una battuta, è una visione del mondo che ben rappresenta il modo di essere di noi livornesi: nel bene (il senso di libertà dal carrierismo e dal lavoro vissuto come schiavitù) e nel male ( nel senso di capacità di produrre reddito e dunque sviluppo e occupazione).
È diventato un po’ l’identikit del livornese che riesce a infischiarsene della spinta all’arricchimento e, al tempo stesso, difficilmente rinuncia a fare la cicala spendacciona fra suv e telefonini, vacanze e ristoranti. In realtà, “il” livornese è sempre più una confederazione di anime: la diseguaglianza cresce e i comportamenti, i bisogni e le aspettative seguono scalette differenti. Partiamo da qui per un viaggio nei luoghi comuni di una Livorno fuori dal (luogo) comune.
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