Gioco
Io ho fatto alla rovescia: da Milano sono arrivata all’Ardenza
Negli anni ’60 ha lavorato come modella per Andy Warhol, è stata sulla copertina di Vogue America, l’hanno immortalata big della fotografia come Mulas e Stern. Benedetta Barzini (nella foto), classe...
Negli anni ’60 ha lavorato come modella per Andy Warhol, è stata sulla copertina di Vogue America, l’hanno immortalata big della fotografia come Mulas e Stern. Benedetta Barzini (nella foto), classe '43, il percorso da Ardenza a Milano l’ha fatto al contrario.
Perché ha deciso di lasciare la metropoli e vivere all'Ardenza? Livorno per me è una città con un'anima ed una storia precise sintesi di un luogo autentico, genuino e, cosa per me molto importante, multietnico: la rende straordinaria e "fuori dall'Italia" come mentalità, esclusa dalle rotte del turismo».Cosa ha scoperto di Livorno, cosa l'ha affascinata? e cosa la lega invece a Milano?
«Ho un bel rapporto coi negozianti dell'Ardenza. Mi piacciono le zone ignorate, i muri sbertucciati, le zone più vissute. E Livorno è tutta "vissuta". ..»
Dovesse in qualche modo confrontare le due città...
«Le racconterò un episodio che riassume lo spirito di un'umanità semplice e diretta che vedo nei livornesi. Ero ammalata e avevo bisogno di andare in farmacia, il macellaio sotto casa non ha esitato un attimo, ha tirato giù il bandone e mi ha accompagnato. È lo spirito di un'Italia genuina, quella della mia infanzia, con un miscuglio di rabbia ed umanità istintiva. A Milano tutti non vedono l'ora che arrivi il week end per fuggire via. Questo amore per Livorno e per il mare è una qualità straordinaria che li rende vivi e più vacanzieri. Vedo case cariche di cianfrusaglie e porcellane che dicono “ce l'ho fatta" come se volessero essere borghesi in modo proletario. Molte donne mi sembrano stracariche di inutilità mentre a Milano si pensa che l'eleganza sia la sobrietà qui c'è uno stile particolare. E' una città viva, mentre Milano mi pare abitata da tanti fantasmi tipo Spoon River».
In cosa si scopre livornese, ammesso che in qualche modo questa città l'abbia "contagiata"? «Non mi ritengo contagiata da Livorno come da nessun luogo in particolare: il mio è lo sguardo di una donna che desidera comprendere la città, senza appartenerle».
Cosa chiede a Livorno per il futuro e cosa vorrebbe dare lei a questa città?
«Vorrei che Livorno mi desse la possibilità di viverci davvero senza far e disfare la valigia di continuo. Ed io vorrei esser per lei una conferma del suo spirito fatto di genuinità, diversità, meraviglia e bellezza non dichiarata, nascosta».
Federico Peduzzi
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