Gioco
I marittimi sono fiduciosi
Come affrontare l’allarme-carburante: folla all’assemblea anti-inquinamento
PORTO S.STEFANO. Risposte non ce ne sono. È inutile porre domande all’affollatissima riunione convocata dal sindaco Cerulli al centro culturale ex Onmi. Perché alla domanda «cosa possiamo fare noi dell'Argentario, se l'olio combustibile di Costa Concordia dovesse uscire dai serbatoi ?» nessuno è in grado di rispondere.
E in effetti era impossibile darne: troppa la differenza di statura tra l'evento paventato e le dimensioni del promontorio, non solo in fatto di ampiezze ma anche di abitanti e di attrezzature. Del resto norme precise da seguire in caso di versamento in mare di prodotti petroliferi erano contenute in un manuale tecnico a disposizione dei partecipanti.
Dopo alcune considerazioni sul pericolo di inquinamento, la discussione dell’assemblea di mercoledì sera è scivolata verso altre tematiche, sempre, ovviamente, relative al naufragio avvenuto al Giglio. Innanzitutto vogliamo precisare che i posti disponibili nella sala convegno del centro culturale santostefanese erano tutti occupati, segno che l'argomento interessava molto. Vogliamo anche sottolineare che una forte percentuale del pubblico presente era composta da marittimi.
Tra loro vi erano comandanti di navi, ufficiali di macchina e di coperta, nostromi, semplici marinai. Per molti di loro le parole naufragio, collisione, sinistro, non sono semplici vocaboli, ma esperienze vissute sulla propria pelle. Per qualcuno anche più di una volta. La frase «sono stato affondato da un sommergibile nel golfo della Sirte», è abbastanza comune nel capannello dove chiacchierano un gruppo di santostefanesi. Oppure non è infrequente sentire: «Quella volta nel golfo del Leone...».
Perché all’Argentario il mare è pane quotidiano, da generazioni.
Questo pubblico non poteva che portare la discussione sulle dinamiche del tragico evento delle "Scole". La differenza tra le valutazioni e della marineria locale e quelle dei media è risultata (è proprio il caso di dirlo) "abissale". Diversa anche l’angolazione dal quale è stato osservato il caso Concordia: niente gossip ma ricerca di spiegazioni sul piano tecnico dei fatti accaduti nelle acque del Giglio la notte del 13 gennaio.
L’impressione che ne abbiamo tratto dagli interventi che si sono succeduti nel corso della serata è che i nostri marittimi, a parte il dolore per le persone decedute, e il dispiacere per la sorte della nave, ritengono che il disastro può, in parte, essere rimediato.
Perché? Intanto 2300 tonnellate di carburante non è una quantità siderale. Poi la nave è solo semiaffondata. E infine: perché, se non intervengono ulteriori fattori negativi, i serbatoi contenti l'olio combustibile, ancora ieri sera intatti, dovrebbero rompersi?
Insomma non è che tra le quattro mura della sala ex Onmi regnasse l’ottimismo, ma nemmeno ci sono state dichiarazioni che lasciassero aperto il varco al più nero pessimismo. Altri casi, in tutto il mondo, ben più complicati di quello del Concordia, sono stati risolti abbastanza efficacemente.
Comunque il sindaco ha promesso una immediata, capillare informazione e conseguente reclutamento di volontari se dovesse accadere qualcosa di spiacevole in materia di inquinamento delle cale e delle scogliere del promontorio.
Si è parlato anche delle conseguenze negative che l’evento potrebbe avere sul turismo dell’Argentario e dell'intero comprensorio, conseguenze da contrastare con la formula: «nulla nascondere, nulla amplificare»
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