Sicurezza
Nessuno vuole la Torre asta deserta, il prezzo cala
Non riceve offerte il maxi-edificio di 19 piani alla Cigna in vendita a 6 milioni Era partita nel 2008 da 20 milioni di euro, adesso scenderà ancora
di Federico Lazzotti
LIVORNO. «L’asta per le Torre della Cigna? Deserta», risponde un’impiegata allungando la prima sillaba e dando il senso, in una solo risposta, dell’ennesimo buco nell’acqua nel tentativo di dare un proprietario e un futuro ai diciannove piani del maxi-complesso immobiliare alle porte della città.
Eppure rispetto al prezzo di partenza, fissato a venti milioni di euro, quello di ieri, a sei milioni e spiccioli, era da considerarsi stracciato. Invece nell’aula degli Specchi al primo piano del Palazzo di Giustizia di via del Lardarel, è andata in scena l’ennesima asta fotocopia degli ultimi quattro anni.
Nessuna offerta per l’acquisto, dunque. E adesso il prezzo dell’immobile di via Campo di Marte è destinato a scendere ancora: era partito da venti milioni di euro nel 2008, è arrivato a poco più di sei ieri e alla prossima asta verrà scontato ancora – del 25% – arrivando intorno ai cinque milioni di euro, un quarto rispetto al costo fissato inizialmente dal curatore.
Per fare la propria offerta, ieri mattina, sarebbe stato necessario presentarsi in aula con poco più di seicento mila euro in contanti, vale a dire il 10% del prezzo totale come deposito cauzionale e alzare la base d’asta di un minimo di cento mila euro.
Ma nulla di tutto questo è accaduto, così nei prossimi giorni il giudice Emilia Grassi che ha preso il posto del collega Carlo Cardi, fisserà la prossima udienza. E secondo i bene informati, potrebbe essere quella giusta, visto il super sconto, perché un acquirente possa farsi avanti.
La storia della Torre della Cigna è da annoverare nella categoria “opere sciagurate”. Il complesso immobiliare era finita negli elenchi dell'Ufficio esecuzioni immobiliari del Tribunale di Livorno nel 2008 in virtù del pignoramento ottenuto dalla Banca nazionale del Lavoro nei confronti della Immobiliare San Teodoro srl, intestataria della proprietà dell'immobile e dal giugno 2006 in stato di liquidazione.
Non è un capolavoro di architettura, la Torre della Cigna. Anzi, spesso è stata l'origine di una babele di proteste: da un lato, quelle delle organizzazioni sindacali dei vari uffici pubblici dislocati all'interno dell'edificio, che se la sono presa con i difetti di funzionalità del grattacielo: parcheggi allagati e impianto di riscaldamento che più di una volta ha fatto le bizze. Dall'altro, quelle degli abitanti della zona che subivano l'assedio delle auto di chi aveva da andare all'Agenzia delle Entrate (l'ex Ufficio delle tasse) o all'Agenzia del territorio (l'ex Catasto).
Dalla descrizione dell’immobile che il perito ha fatto, si capisce l’enormità degli spazi che sono a disposizione e che per buona parte non sono utilizzati. Si tratta infatti di un «complesso polifunzionale costituito da 19 piani fuori terra, tre piani interrati adibiti ad autorimesse, fondi ad uso magazzino e locali tecnici, oltre area scoperta circostante». Di questa fa parte anche un fondo commerciale. Ci sono poi gli uffici e decine di abitazioni con una metratura che varia dai 58 agli oltre 100 metri quadrati. Nei piani più bassi, invece, si trovano fondi «ad uso magazzino e porzione immobiliare ad uso autorimessa». Forse tra quale mese tutti questi immobili potrebbero avere un proprietario.
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