Attenzione
“Panne” e discariche per fermare il gasolio
Ecco le misure speciali già previste in caso di sversamento in mare Dieci squadre di operai sono state predisposte per il pronto intervento
GROSSETO. Articolato al dettaglio in ogni suo punto, il piano d’emergenza della Protezione civile prevede l’organizzazione completa in caso di uno sversamento del gasolio dai serbatoi della Concordia. Nel documento ci sono nero su bianco sia le misure di prevenzione che quelle di emergenza, il numero del personale da mettere in campo e la sua suddivisione per compiti, i mezzi da utilizzare e i monitoraggi che serviranno nei mesi seguenti ad un’eventuale esplosione della bomba ecologica. Tutto questo rientra sotto il capitolo “misure speciali”.
Sarà una vera e propria task force quella che si metterà in moto nello sciagurato caso in cui, durante le operazioni di recupero, idrocarburi e oli combustibili finiranno nel mare del Giglio, per poi espandersi lungo tutta la costa. Se questo dovesse accadere, il piano prevede due misure per gestire il disastro: quelle di prevenzione e quelle d’emergenza. Le prime consistono negli interventi che saranno applicati durante il trasbordo del gasolio dal relitto alla piattaforma. Da sabato in acqua, attorno alla nave, ci saranno le ormai famose panne, insieme a dei teli di tessuto in grado di tamponare, per quanto possibile, un’eventuale fuoriuscita del carburante. Contemporaneamente, saranno installate altre panne di protezione attorno ai porti e agli approdi nei paraggi del Giglio, così come sulle spiagge, soprattutto quelle sabbiose. Lungo la costa saranno disponibili panne e cassoni a tenuta stagna, pronti all’uso nel peggiore dei casi. Infine, dovranno essere individuati i luoghi idonei allo stoccaggio dei rifiuti, come le panne contaminate, e le ditte autorizzate al trasporto e allo smaltimento delle stesse.
Il discorso s’intensifica se la bomba ecologica esploderà. Dovrà essere monitorata senza interruzioni l’estensione della contaminazione, attorno a cui saranno applicate delle panne, sia mobili (che saranno utilizzabili solo di giorno) che stazionarie (giorno e notte). Una volta raggiunto il livello massimo di assorbimento, la panne contaminate dovranno essere rimosse e caricate su cassoni a tenuta stagna, in attesa dello smaltimento. Contemporaneamente, dovranno essere sostituite con delle nuove. Ovviamente, in questo contesto si metteranno in moto anche i mezzi di rimozione della terra accompagnate dal lavoro manuale. Una serie di operazioni che richiederanno l’impegno di una decina di persone. In questo senso, saranno organizzate delle squadre (dieci), che risponderanno ognuna al proprio caposquadra ma coordinate tutte da un unico soggetto in stretto contatto con il team generale d’intervento. Come far sparire gli idrocarburi recuperati, poi, rimane da stabilire: una decisione che si lega alla scelta sul metodo di smaltimento. Una scelta che comunque dovrà essere presa nei primi stadi della contaminazione. Altro capitolo riguarda i campionamenti sullo sversamento, compito affidato all’Arpat. I campioni dovranno essere disponibili in appositi contenitori, ma nel caso anche in sacchetti di plastica, purché puliti e senza sostanze residue. L’agenzia ambientale, comunque, ha già predisposto tre livelli di campionamento, già disposti al di là del piano antinquinamento e basati sulla contaminazione già avvenuta: un primo livello svolto nei pressi della nave, un secondo per valutazioni di breve e medio periodo e infine di lungo periodo.
Da questi dati è saltato fuori che sì, nel mare ci sono solventi, ma tutti i test di tossicità sono risultati negativi. L’ultima parte riguarda le tecniche di decontaminazione della costa. I trattamenti dovranno essere eseguiti direttamente sull’acqua, per quanto possibile. Tant’è che la maggior parte delle tecniche è stata progettata per questo. Se invece il gasolio raggiungerà la terra ferma, via alla raccolta sia meccanica, attraverso la rastrellatura con mezzi agricoli o stradali, sia manuale, là dove i trattori e le ruspe non saranno in grado di raggiungere il punto contaminato. Attenzione: il piano prevede anche il “non intervento”. Infatti, nelle aree più sensibili (come le lagune) i trattamenti meccanici come chimici posso fare un danno ancor più grosso. In questi casi, dopo aver consultato gli esperti, la miglio soluzione sarà il degrado naturale del gasolio.
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