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Livorno

Laviosa: costretti a fermare la fabbrica

Laviosa: costretti a fermare la fabbrica

Confindustria: la protesta dei camionisti impedisce di rifornire gli stabilimenti, anche altre aziende rischiano la paralisi

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di Giorgio Carlini

LIVORNO. Lo sciopero degli autotrasportatori si trasforma in una "lotta tra poveri". Già da oggi decine di operai delle imprese industriali potrebbero veder cancellato il proprio turno di lavoro, come conseguenza dell'interruzione della produzione per mancanza di approvvigionamenti. Una reazione a catena, innescata dal blocco dei tir che dura ormai da tre giorni e che a quanto pare continuerà fino a venerdì prossimo.

Tra le aziende che rischiano la paralisi a causa delle azioni di forza dei camionisti c'è la Laviosa Chimica Mineraria, che a Livorno ha due stabilimenti, per un totale di circa 110 dipendenti. «Da lunedì viviamo una situazione di grave sofferenza – afferma il direttore Piero Starita – e il quadro si fa sempre più critico».

Il motivo è semplice: non arrivano più alla fabbrica le materie per la lavorazione e dallo stabilimento non partono neanche i prodotti finiti. La catena di produzione si è fermata. Sia in entrata che in uscita.

«Abbiamo una nave in porto – prosegue Starita – con 10 mila tonnellate di materie prime che non possono muoversi per il blocco degli autotrasportatori. Stesso discorso per le merci già pronte che non possiamo consegnare ai nostri clienti».

Ancora: le due sedi della Laviosa distano poche centinaia di metri (una è in via Galvani, l'altra in via Leonardo da Vinci) e lavorano a stretto contatto, ma ci sono state difficoltà persino a trasportare il materiale da uno stabilimento all'altro: durante il tragitto i furgoni sono stati seguiti da altri conducenti, che si sono assicurati che il percorso fosse quello indicato.

«C'è una parola chiave in tutta la faccenda ed è intimidazione», dice il direttore. I trasportatori in servizio – spiega – temono ripercussioni dai loro colleghi che hanno incrociato le braccia. Hanno ricevuto minacce verbali, ed è stato fatto capire loro che se avessero deciso di proseguire con il tir, lo avrebbero fatto a loro rischio e pericolo. La prefettura, contattata dalla Laviosa, era disposta a garantire un servizio di scorta ai mezzi pesanti, ma gli autisti si sono comunque rifiutati per paura di successive ritorsioni.

E così, a meno di clamorosi colpi di scena, e con il proseguimento dello sciopero dei tir, già da stamattina i due stabilimenti potrebbero essere costretti a spegnere la produzione reparto per reparto, con la cancellazione dei turni di decine di operai. «Sarebbe un atto doloroso ma obbligato dalle circostanze e da questa latente prepotenza», conclude Starita.

Gabriele Martelli, responsabile dell'area urbanistica e infrastrutture di Confindustria Livorno, conferma che molte altre industrie sono nelle stesse condizioni della Laviosa. «Diverse aziende – racconta – ci hanno comunicato il pericolo reale di interruzione della produzione». Le attività più a rischio sono quelle con un ciclo produttivo più breve e quelle che operano secondo la filosofia del "just in time": senza tempestivi rifornimenti queste imprese risultano bloccate, con conseguenti ripercussioni.

«Nessuno contesta il diritto allo sciopero, ma – continua Martelli – deve essere garantita la possibilità di lavorare a chi non aderisce alla manifestazione. Abbiamo chiesto alla prefettura che sia ripristinata la legalità. Consigliamo a tutte le aziende di fare altrettanto, sia per sollecitare un'azione tempestiva, ma anche per tutelarsi davanti a un eventuale committente che dovesse rivendicare il mancato rispetto degli obblighi contrattuali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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