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Livorno

Bimbo nato morto, esposto in Procura

Bimbo nato morto, esposto in Procura

Per i medici era tutto regolare fino a quattro giorni dal decesso. La mamma s’è accorta da sola che mancava il battito

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di Juna Goti

LIVORNO. Mamma e papà - entrambi alla prima esperienza come genitori (non hanno ancora compiuto trent’anni) - lo avrebbero chiamato Gabriele. Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi: visite ginecologiche, ecografie, controlli di routine.

Il bambino sembrava crescere regolarmente. Almeno è questo che avrebbe detto il medico della Asl che ha effettuato l'ultima ecografia, a pochi giorni dal parto, in uno dei distretti sanitari della città. Ma subito dopo il cuoricino ha smesso di battere: la mamma si è accorta da sola che qualcosa non andava ed è corsa in ospedale. Il feto, stando alle prime ipotesi, non cresceva più da almeno un mese. Ora sarà l'autopsia a chiarire perché il bambino è venuto al mondo senza vita: la famiglia ha sporto denuncia al posto fisso di polizia dell’ospedale di Livorno e si è rivolta alla Procura della Repubblica.

Il dramma, come racconta la donna, si è consumato il 13 gennaio «quando ho deciso di andare in ospedale perché non sentivo più il bimbo muoversi». Se non ci fossero state complicazioni Gabriele sarebbe nato domani. Come si legge nella denuncia depositata in questura, la livornese è stata seguita per tutto il periodo della gravidanza da un medico della Asl.

Ha fatto le ecografie gratuite previste dal protocollo regionale: tutte hanno mostrato che il feto cresceva in modo regolare. Nessun problema, niente che facesse pensare al dramma.

Dopo i controlli di routine, è tornata per l'ultima volta al distretto sanitario il 9 gennaio. «Dalle apparecchiature mediche - racconta la donna - avevo notato che il battito era un po' debole, ma il ginecologo mi ha rassicurata. Mi ha detto che andava tutto bene».

Quattro giorni dopo la corsa in ospedale e il dramma: il tracciato non mostra il battito, i medici inducono il parto e il bambino nasce senza vita.

Come si evince dalla denuncia, è una dottoressa dell’ospedale a ipotizzare per prima che le misure del feto potessero corrispondere a un bambino di 34 settimane e non di 38, come doveva essere.

Le indagini chiariranno cosa è accaduto.

«Preciso che da quando sono stata ricoverata e fino alle dimissioni - ripete la ragazza - ho avuto dai medici e dal personale ospedaliero tutto il sostegno psicologico e sanitario possibile».

«Mi chiedo, però - aggiunge la donna - se intervenendo in tempo, magari dopo l'ultima ecografia, avremmo potuto salvare il mio bambino».

La famiglia si è rivolta a un legale per andare in fondo alla questione e chiarire cosa sia realmente successo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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