Gioco
Un piano anti-gasolio in caso di sversamento
La Protezione Civile si prepara anche al peggio: il carburante in mare Ecco, zona per zona, come sarà affrontata l’emergenza sulle spiagge
GROSSETO
Se esploderà, la bomba ecologica non colpirà in maniera uguale tutti i tratti della costa. Dipende dalle correnti marine e dalle superfici, sulle quali non sarà possibile intervenire allo stesso modo.
Detto questo, però, il piano della protezione civile di Grosseto sull’emergenza inquinamento, dopo il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio, non fa distinzioni: la probabilità che il gasolio, in caso di fuoriuscita, raggiunga le rive è calcolata in maniera identica da Follonica a Capalbio. E per ogni tratto dà indicazioni precise su come intervenire. Nel corso dell’ultima conferenza stampa il presidente della Provincia Leonardo Marras ha espresso due concetti chiari. In primis, ha sottolineato che «al Giglio c’è il meglio che l’Italia possa offrire in questo campo, una tecnologia avanzatissima e esperti internazionali».
Insomma, niente allarmismi: la situazione al momento è in mano ai migliori e sostanzialmente sotto controllo. Poi ha detto anche: «dobbiamo prepararci al peggio, in modo da poter intervenire qualora il rischio più remoto dovesse concretizzarsi». Ovvero, va redatto un piano d’emergenza in grado di poter intervenire immediatamente se il gasolio dovesse uscire dai serbatoi della nave. La bozza c’è e tutti gli interessati, dai vari apparati dello Stato ai soggetti di sorveglianza, l’hanno vista. Soprattutto i protagonisti della costa, dato che i modi d’intervento cambieranno a seconda degli aspetti che caratterizzano i vari tratti. Ad esempio, le spiagge: ci sono punti in cui il danno economico e ambientale potrà essere maggiore rispetto ad altri. Se in quelle sabbiose e ghiaiose i tratti contaminati potranno essere rimossi con il trattamento “off site” (in discarica), quelle formate da scogliere naturali potranno soltanto essere pulite, trattando il gasolio sul posto. Stiamo parlando delle coste comprese da Punta Ala a Le Rocchette, così come dal promontorio dell’Uccellina fino a quello di Talamone, a cui si aggiunge naturalmente l’isola del Giglio. Se il petrolio dovesse raggiungere queste scogliere, il piano prevede due tipologie d’intervento: la prima consiste nel cospargere le rocce inquinate con getti d’acqua ad alta pressione a temperatura ambiente, in modo da togliere per quanto possibile la contaminazione. Le seconda, invece, riguarda la fauna inserita in questo contesto: durante le operazioni infatti non dovranno essere disturbati gli uccelli che stanno nidificando. Altro capitolo riguarda le spiagge sabbiose e quelle ghiaiose, parte integrante degli oltre 200 chilometri di costa maremmana. Per la prima tipologia, il piano della protezione civile prevede la rimozione dei punti inquinati attraverso mezzi da terra o nel caso addirittura manualmente. Il materiale oleoso dovrà essere stoccato in contenitori posti in spazi opportuni. In tutto questo, però, gli esperti dovranno stare attenti a rispettare i cordoni dunali, la vegetazione e nel caso utilizzare la spiaggia incontaminata, ottenuta dalla rimozione di quella oleosa, per i rifacimenti. Tecnica simile a quella che riguarderà le spiagge ghiaiose, dove i mezzi a terra dovranno scavare, se possibile, fino al fondo dello stato inquinato, tentando poi di ripristinare la formazione originaria. Un lavoro a parte poi dovrà essere fatto sulle spiagge dove sono presenti degli stabilimenti balneari. Le operazioni di ripristino qui dovranno essere discusse con gli operatori, dando la priorità alla decontaminazione, che avverrà con l’uso di acqua a temperatura ambiente. E se non bastasse si procederà con la pulitura manuale. Un problema non da poco, nel caso il carburante arrivasse a riva, lo avremmo nelle zone costiere umide, come le lagune e i delta. In questi punti la priorità non sarà la decontaminazione ma la protezione, attraverso sbarramenti, panne e così via. Il petrolio galleggiante dovrà essere tolto allo stadio più iniziale possibile, mentre nelle zone ormai contaminate sarà necessaria ancora l’acqua a temperatura ambiente, in gran quantità e a bassa pressione. Infine, ci sono i porti, siano turistici, industriali o destinati alla pesca. Qui il primo passo è togliere il gasolio dove ci sono pericoli di esplosione o di incendi.
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