L’ex vigile capellone ha perso tutto e dorme in ospedale
Gianpaolo Cardosi, 69 anni, ha iniziato la sua lotta legale dopo essere stato sospeso dal Comune nel 1979
di Federico Lazzotti
LIVORNO
Gianpaolo Cardosi negli ultimi 33 anni ha perso tutto quello che il mondo considera ricchezza. Tanto che per trovarlo basta fare la spola tra la Caritas, dove mangia e il pronto soccorso dove ogni sera riesce a dormire per qualche ora. Questo sembra a chi lo vede caracollare per il mondo su biciclette spesso arrugginite o ammaccate.
Sospeso e poi allontanato dai vigili urbano tra il 1979 e il 1984, la casa pignorata per un debito di 1850 euro e la mamma che lo accudiva portata via da un crepacuore quando la bufera giudiziaria lo ha investito due anni fa. Ma nonostante l’aspetto trasandato, l’odore di strada, la barba lunga, i vestiti lisi e le buste di plastica che porta sempre con sé, quando ti guarda negli occhi si accende la luce della speranza.
Ecco perché non stupisce quando entrando in tribunale dov’è in programma l’ennesima udienza nella quale è imputato per aver tenuto in casa una vecchia pistola arrugginita marca Beretta, si ferma sulle scale e racconta delle ultime novità giudiziarie che ha in agenda: «Per il ricorso a Pistoia contro l’avvocato che mi ha fatto togliere la casa ci siamo, è tutto pronto», dice con gli occhi vispi che fanno breccia tra la fine della barba e l’attaccatura dei capelli.
Questo è solo l’ultimo esempio della testardaggine di un uomo che spera, un giorno, che la Giustizia possa restituirgli quel riscatto sociale che aspetta dal 1979 quando venne allontanato dai vigili urbani del Comune di Livorno per un presunto quanto banale furto di vecchi mobili. Poco importa se poi è stato assolto con il complice e la Corte ne aveva ordinato il reintegro e dato mandato all’amministrazione di versare gli stipendi non pagati per sette anni, fino a quando Cardosi non è stato dichiarato invalido sul lavoro.
Tanto per dare il senso della sua «testa dura», in oltre trent’anni di guerre legali ha rifiutato anche l’offerta del Comune che in seguito ad una sentenza del Consiglio di Stato gli ha proposto un posto da impiegato prima e poi chiudere il contenzioso con un maxi risarcimento, si parla di 300mila euro.
«Non scendo a compromessi, rivoglio la mia vita», ripete lui a chi gli domanda perché non ha accettato. Lo stesso è accaduto con i soldi della casa, pignorata dal tribunale nel 2009 per il presunto debito con un legale. «Avesse preso quei trentamila euro della vendita dell’abitazione a quest’ora avrebbe risolto tanti dei i suoi problemi, invece sono bloccati in un conto corrente e non ne vuole sapere di toccarli», dice il legale di Cardosi, che si avvia verso i settant’anni.
L’ultima volta in tribunale, un paio di mesi fa, era stato assolto (incapace di intendere e volere) per l’aggressione al finanziere che cercava di entrare nella sua casa il giorno del pignoramento.
«È testardo e non vuole mollare», ripete il suo legale, l’avvocato Carlo Sacchelli. Poco importa all’ex vigile ogni sera andare a mangiare alla Caritas e poi dormire su una sedia di legno nella sala d’attesa del pronto soccorso. È qui che la settimana scorsa, un nostro lettore lo ha fotografato. «L’ho visto – scrive Fabio Bertini – e ho cercato di conoscere un po’ meglio la sua storia. Sapevo che aveva avuto dei problemi, che è un ex vigile urbano, ma da gente che ne sa più di me e che lo ha seguito in questi anni credo che sarebbe giusto aiutarlo, dargli una mano per le ingiustizie che ha subito». Chi conosce Gianpaolo Cardosi ha forti dubbi sul fatto che accetterebbe la ricchezza di un’altro.
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