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Un capitano livornese: «Giglio, ecco come l’inchino è diventato una follia»

«L’avevo detto mille volte che quest’usanza dell’”inchino” delle navi di fronte al Giglio ci avrebbe fatto piangere tutti. Eppure nessuno ci voleva credere». Parola di Mariano Milianelli

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«L’avevo detto mille volte che quest’usanza dell’”inchino” delle navi di fronte al Giglio ci avrebbe fatto piangere tutti. Eppure nessuno ci voleva credere». MarianoMilianelli, gigliese di origine e livornese di adozione, è un capitano di macchina «con 40 anni di navigazione alle spalle e una conoscenza precisissima di ogni scoglio della mia isola». Dice che bisogna «diradare la nebbia del can can mediatico» per capire «dove sta davvero il problema».

L’usanza dell’inchino – ricorda – risale a prima della guerra: i bastimenti si fermavano un attimo per permettere ai marittimi di salutare i loro cari. Poi con il comandante Palombo è diventata una festa per l’isola, «ma sempre a distanza di almeno mezzo miglio, in tutta sicurezza». I guai sono nati dopo, quando i comandanti («forse in un delirio di onnipotenza») hanno voluto arrivare sempre più vicino. «Tutto il paese andava a salutare la nave, io no: temevo quel che è accaduto».

Ma per Milianelli le conseguenze avrebbero potuto essere ancor più catastrofiche: «Probabilmente sul lato destro la Costa Concordia ha una falla ancor più grande di quella che tutti vedono sulla sinistra. Solo così si spiega che si sia appoggiata da quel lato, è stato quel che ha evitato il rischio di una apocalisse con migliaia di morti se si fosse rovesciata sull’altro lato».

Il comandante Schettino sotto tiro? Tutti hanno concentrato l’attenzione sul fatto che ha lasciato la nave («in realtà, con la nave in quelle condizioni e al buio era praticamente impossibile risalire») invece il problema vero va cercato nella manovra all’origine dell’incidente.

C’è anche un’altra accoppiata di problemi. Da un lato, c’è un problema di controlli: barchette e gommoni si beccano multe salatissime appena osano avvicinarsi, invece quella città galleggiante ha potuto quasi “toccare” l’isola. Dall’altro, a suo giudizio vale la pena di sottolineare il fatto che navi così grandi hanno una enorme difficoltà di gestione:basti solo pensare alla babele di lingue sia fra i membri dell’equipaggio sia negli oltre 4mila passeggeri. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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