Il Tirreno

Livorno

Tre milioni per le discariche abusive

Tre milioni per le discariche abusive

Da Vallin Buio a Montenero negli ultimi 5 anni i costi per il Comune sono lievitati. In arrivo sbarre e telecamere

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di Giulio Corsi

LIVORNO

Vecchi televisori, divani, pneumatici, dispense di cucine anni Settanta, carcasse di motorini. Anche ciò che resta di due automobili distrutte in qualche incidente e poi depredate di qualunque pezzo smontabile. Dovrebbe essere uno scatto immortalato in una delle tre stazione ecologiche dell’Aamps e invece è la scena che si accende davanti agli occhi dei pochi che per lavoro o per caso si trovano a infilarsi in via di Vallin Buio, traversa di via di Pian di Rota, appena alle porte della città, appena al di là della Variante, appena a fianco di via dell’Ecologia, nome che peggio non poteva abbinarvisi, appena a ridosso di un bosco diviso a metà tra Livorno e Collesalvetti.

Non è una scoperta nuova, penserà chi si sia trovato negli ultimi dieci, quindici anni a passare almeno una volta da quelle parti. Vallin Buio è una delle tre, quattro isole della città - insieme alle zone dietro via della Padula, insieme alla Puzzolente, insieme ad alcuni boschi tra Antignano e Montenero - in cui quella fetta di popolazione incivile che vive da queste parti e quella fetta che in città arriva a posta da fuori ha deciso di costruire la propria discarica personale.

Il dai e vai è sempre lo stesso: il Comune incarica l’Aamps di intervenire, gli addetti della municipalizzata arrivano, caricano cinque, sei, sette camion di rifiuti disseminati lungo la strada e nei fossi che la costeggiano, ripuliscono l’area ma passano pochi giorni e il gioco riparte. I rubinetti della discarica si riaprono: oggi una televisione guasta, domani un salotto vecchio, dopo domani il carico di piastrelle del bagno ristrutturato e Vallin Buio torna Vallin Buio. Dal Comune riparte la chiamata, dalla sede di via Bandi riparte il camion dei netturbini e la strada torna pulita.

La cosa che pochi conoscono è un’altra: è il conto che tocca al portafoglio dei livornesi. Negli ultimi cinque anni questa tiritera è costata alle casse dell’amministrazione tre milioni di euro. «Seicentomila euro l’anno», spiega il dirigente all’ufficio ambiente Leonardo Gonnelli. Nel 2011 è andata leggermente meglio: dal conto corrente di piazza del Municipio sono usciti “solo” 400mila euro per ripulire le discariche abusive. «Dobbiamo ringraziare i cancelli in entrata e in uscita che abbiamo messo tra via della Tramontana, in zona Puzzolente, e via dell’Uliveta fino a via della Padula - spiega Gonnelli -. Adesso una parte di quei soldi li destineremo ad altri interventi simili. Ma è chiaro che non possiamo sbarrare tutte le strade di campagna della città». E allora insieme a nuovi sbarramenti in stile via di Tramontana, arriveranno per la prima volta anche le telecamere anti-discarica. Saranno intanto due e saranno collocate proprio a Vallin Buio. Dove? La collocazione esatta resterà segreta. Le telecamere - a raggi infrarossi, senza bisogno di un collegamento a cavo, ad alta risoluzione e con un’autonomia di 10 giorni - riusciranno ad agire anche nel buio assoluto e avranno un raggio d’azione di 80 metri. Chiaramente non saranno visibili ma camuffate tra la boscaglia. Il Comune ha già affidato l’incarico e stanziato i 14mila euro necessari. Nei prossimi giorni sarà emessa l’ordinanza per la privacy. L’obiettivo è duplice: fungere da deterrente per tutti coloro che abbiano minimamente l’intenzione di usare la discarica a cielo aperto di Vallin Buio ma anche pizzicare finalmente almeno qualcuno tra i furbetti degli inerti.

Perché proprio questa è l’altra questione aperta sul tavolo: l’impunità di cui da sempre gode chi scarica nelle campagne attorno alla città. La sfacciataggine dell’anziano pizzicato mentre svuotava i detriti del suo Ape lungo il Rio Ardenza, a due passi dai Tre Ponti, di cui raccontiamo sotto è lo specchio di una situazione ormai incontrollata e incontrollabile. E gli appena sei verbali fatti nel 2011 dalla polizia municipale per infrazioni ambientali ne sono la cartina di tornasole. «104 chilometri quadrati sono purtroppo impossibili da vigilare», sottolinea Gonnelli, consapevole che se le telecamere riusciranno nella deterrenza, la nuova Vallin Buio potrebbe spostarsi magari di qualche chilometro. «Il vero appello è alla civiltà», aggiunge. Le stazioni ecologiche sono nate proprio in quest’ottica ma evidentemente non bastano.

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