Gioco
Pace dopo lo scontro Il vescovo richiama don Paolo in squadra
A Razzauti la guida del seminario e la responsabilità su famiglia e lavoro. Nel 2009 la clamorosa rottura
di Mauro Zucchelli
LIVORNO
Cambiano i tempi e l'annuncio della nomina di monsignor Razzauti, "don Paolo" insomma, come prorettore del seminario arriva dalla pagina facebook del prete anziché con una bolla episcopale o con un comunicato formale. In realtà, non è uno "strappo", visto che la curia livornese affida a visto che la curia livornese affida a Youtube un video-giornale on-line in cui il vescovo e i vari responsabili ecclesiali parlano dal pulpito web a una comunità che ormai non è più solo quella dei fedeli della messa.
Il segnale in curia. Ma la nomina di don Paolo può essere interpretata anche come un segnale relativo agli equilibri all'interno della Chiesa livornese. Monsignor Razzauti ha lasciato da qualche settmana la responsabilità di guidare la cattedrale (affidata a mons. Ezio Morosi, attuale vicario generale, cioè principale collaboratore del vescovo).
Una sfilza di incarichi. Ma nel corso negli ultimi mesi è venuto man mano accumulando una serie di incarichi: la responsabilità della pastorale delle famiglie, quella dell'azione sul fronte del lavoro, il ruolo di "vicario per la città" e adesso il compito di rimettere in piedi il seminario. Quanto basta per lasciar immaginare se non un cambio di rotta - gli ambienti ecclesiali hanno elevato la prudenza al rango di prima fra le virtù cardinali - quantomeno una nuova stagione nel rapporto fra il vescovo Simone Giusti e monsignor Razzauti (che era stato il braccio destro del precedente vescovo, mosn., Coletti, e aveva retto temporaneamente la diocesi nella lunghissima fase di interregno in attesa della nomina del successore).
Lo scontro di tre anni fa. Non è un segreto che a cavallo fra il 2008 e il 2009 i due fossero entrati in rotta di collisione: al punto che don Paolo si era sostanzialmente chiamato fuori con una lettera dai toni non incendiari ma, per gli usi e costumi curiali, esplicita nel far capire le divergenze con il vescovo («nessun motivo dovuto alla salute o alla stanchezza», anzi il problema erano i contrasti con il vescovo, visto che «tante decisioni erano diventate, per me, motivo di tensione e difficoltà, e ne veniva a risentire la mia serenità di prete e di uomo»). E il vescovo non aveva davvero respinto le dimissione: l’aveva sostituito seduta stante con monsignor Morosi.
Le nomine in Toscana. Non si dimetichi peraltro che la Chiesa livornese non è che un tassello nella geografia ecclesiastica: sulla scacchiera toscana si è quasi conclusa una lunga stagione di avvicendamenti che hanno visto uscire di scena una generazione di vescovi e, siccome non di rado si è trattato di diocesi da affidare a un episcopato alla prima nomina, sono saliti alla ribalta una serie di preti che sono stati ordinati vescovi.
Prato: Giusti nel toto-vescovo? Il prossimo elemento del puzzle sarà Prato: è attesa da primavera in poi la nomina del successore di Simoni. Finora Prato è stata assegnata a vescovi di prima nomina, ma in verità non c'è una tradizione così consolidata: solo da poco più di mezzo secolo è sede episcopale, e dentro le stanze vaticane non è escluso che si passi a considerarla una diocesi da mettere nelle mani di vescovi un po' più esperti, diciamo alla seconda nomina. Tutto questo panegirico non è a caso: ci porta a mettere anche il vescovo Simone Giusti fra i possibili papabili, dato che è ormai invalso un criterio regionale nel reclutamento dei vescovi.
La carriera a Roma. Tuttavia, altri segnali in arrivo da Roma fanno immaginare per il monsignore-architetto uno scenario di carriera che guarda soprattutto all'ombra del Cupolone: in Vaticano o comunque a Roma, dentro gli organigrammi nazionali dell'episcopato. Non è secondario il fatto che il vescovo Giusti, a parte la preparazione "professionale" sul fronte della catechesi e della pastorale, è anche un architetto, oltretutto assai giovane rispetto all'età media della nomenklatura ecclesiastica. Dunque, è difficile credere che sia solo per un capriccio del caso se nel giro di pochi mesi prima Giusti è stato nominato presidente del Comitato che valuta gli intervento sui beni culturali ecclesiastici, poi il Pontificio Consiglio per i Laici, un ministero vaticano gli ha affidato il progetto del reliquiario di Wojtyla.
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