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Identificato il corpo della sposina di Biella

Identificato il corpo della sposina di Biella

Dopo nove giorni di terribile attesa sono finite le speranze: il cadavere è stato identificato dal marito

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Dopo nove giorni di attesa e il ritrovamento del corpo alcuni giorni fa, oggi, dopo il riconoscimento da parte del marito Vincenzo, la notizia è certa: nel naufragio della Costa Concordia è morta anche Maria D’Introno, trentenne, di Corato (Bari), ma residente da quattro anni, con il marito Vincenzo a Cavaglià (Biella). La giovane donna non era in mare dove è stata cercata a lungo, in quanto era sembrato che anche lei si fosse tuffata con i suoi famigliari, munita di giubbotto, ma ancora sulla nave. «Evidentemente, proprio come avevamo pensato, Maria, terrorizzata, non aveva mai lasciato la nave. Probabilmente quando tutti i suoi cari si erano tuffati con il giubbotto, compreso il marito Vincenzo che la teneva per mano, lei, che non sapeva nuotare, si è aggrappata alla ringhiera ed è risalita».

Lo dice Carlo Cabrio, titolare dell’azienda edile di Salussola (Biella) dove lavorano il marito Vincenzo e il cognato Antonio. «Aspettavo Antonio per oggi, per parlare un pò della situazione - ha detto Carlo Cabrio, che è anche sindaco di Salussola - invece i due fratelli si sono trattenuti a Porto Santo Stefano per il riconoscimento. Mi auguro ora che riescano tutti a ritrovare un equilibrio dopo questa tragedia. Io e mia moglie Rosa Maria andremo comunque a Corato ai funerali. Di certo quando torneranno qui troveranno persone che sapranno loro stare vicino». Maria era partita per la crociera insieme al marito Vincenzo Rosselli, 40 anni, il cognato Antonio, di 32, sua moglie Luciana Piarulli, 30 anni, e i due anziani genitori del marito, Martire Roselli, 74 anni e Lucia Perrone, di 72. Un viaggio organizzato per festeggiare le nozze d’oro dei suoceri residenti a Corato, finito invece in tragedia. Maria è l’unica vittima di questo maledetto naufragio in quanto tutti gli altri si sono salvati. Si sono coraggiosamente buttati, nelle acque gelide e nere con il giubbotto, anche gli anziani genitori, ma lei, Maria, non ha vinto il panico e, probabilmente, ha cercato in ogni modo di restare sulla nave, non immaginando che così sarebbe andata incontro alla morte. «Antonio e Vincenzo sono due grandi lavoratori, due ottime persone - ha aggiunto Cabrio - lavorano come artigiani nella mia azienda da 4 anni. Stavano comprando tutti e quattro una casa bifamiliare qui a Salussola per trasferirsi qui da Cavaglià. È una vera tragedia, ma io farò di tutto per aiutare Vincenzo a ripartire, la vita deve andare avanti». Anche il sindaco di Cavaglià, Giancarlo Borsoi, si stringe intorno alla famiglia: «siamo sempre rimasti in contatto con loro - ha detto - e oggi a darci la tragica conferma è stata Natasha, la moglie di Giuseppe, un altro fratello di Antonio e Vincenzo residente in zona». L’avvocato di famiglia, Cristina Botto, prende tempo: «l’ultima parola aspetta ora all’esame del dna».

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di Redazione web