Gioco
Il business del mattone Ripartono le vendite
L’ex Catasto fa la fotografia ai contratti firmati: più 21,6% per le abitazioni Ma la ripresa non è ancora consolidata e ora le banche chiudono i rubinetti
di Mauro Zucchelli
Il mattone ricomincia a ballare: lo dicono gli ultimissimi dati dell'osservatorio del mercato immobiliare che non lavora su stime, proiezioni o sondaggi ma, come braccio operativo della Agenzia del Territorio (l'ex Catasto), dà conto dei contratti effettivamente stipulati. Le cifre parlano da sole: l'ultima "fotografia" raffigura il secondo trimestre dello scorso anno e parla di 495 compravendite nella sola città capoluogo, ben il 21,6% in più rispetto al trimestre precedente (quando ci si era fermati a quota 407).
Ma in provincia no. Non è andata così nei centri minori del resto della provincia: basti dire che, escluso Livorno città, nel territorio provinciale rimanente, isole comprese, in questo stesso periodo sono passate di mano 684 case, appena sessanta in più del trimestre invernale. Cioè in incremento sì ma meno della metà (più 9,6%) di quanto registrato nella nostra città.Ma non è solo in raffronto a Cecina o Suvereto, Rosignano o Bibbona che la ripresa degli scambi sul mercato immobiliare ha interessato Livorno città.
Più che nel resto d’Italia. Quel 21,6% vola ben al di sopra di tutti gli altri standard: anche a livello nazionale è aumentato il numero di abitazioni vendute, ma non più del 17% (e nei capoluoghi di provincia anche qualcosina meno). Idem se guardiamo al Centro Italia nel suo complesso: il numero delle cessioni di appartamenti e villette è cresciuto del 15,9% (e nelle sole città capoluogo si scende anche al di sotto della soglia del 15%).
La Toscana va più piano. Grossomodo simili i dati nelle altre città della Toscana: anche in questo caso l'aumento non galoppa a una velocità grossomodo del 15%. Attenzione, però, mica dappertutto la velocità è stata la stessa: la crescita livornese del 21,6% è superata da quella di altre città capoluogo come Lucca (più 38,1%), Massa (più 31,2%) o Arezzo (più 27,0%) ma in gran parte del territorio toscano la ripresa del fascino del mattone è stata meno forte che da noi: a Pisa città non ha superato il 15,5%, a Pistoia non ha neanche raggiunto il 10% e a Prato è andata a passo di gambero (meno 7,6%) e a Siena, forse come sintomo dei guai del Monte Paschi, è tornata indietro addirittura del 26,6%.
Ma le banche frenano. Difficile capire se le compravendite sono ripartite davvero con il vento in poppa, anche perché in realtà i segnali in arrivo dagli sportelli delle banche raccontano che nelle ultime settimane si è avuto un drastico giro di vite nella concessione di credito.
Ancora da consolidare. Insomma, occhio dunque a non credere che sia una tendenza consolidata.Nel 2010, tranne il trimestre estivo le compravendite di case a Livorno città avevano sempre oltrepassato la soglia simbolica di quota 500: 507 fra gennaio e marzo, 579 fra aprile e giugno, 553 fra ottobre e fine anno. Al contrario, nell'annata precedente, il 2009, il numero delle abitazioni che hanno cambiato proprietario sono state ben al di sotto di questi standard: 399 nel primo trimestre, 416 nel secondo, 398 nel terzo, 460 nel quarto.
Monolocali boom a metà. Ancora non sono disponibili i dati aggiornati sull’identikit degli appartamenti: l’ultima “radiografia” fatta dall’ex Catasto dice che da noi si vendono più che altrove i monolocali. Sono l’8,8% delle compravendite 2010, cioè il doppio rispetto a Lucca e assai di più che a Pisa (5,7%). In Toscana solo Massa e Grosseto ne contano una quota maggiore. Siamo però distanti anni luce dal record del 2007: in quell’anno soltanto tre città in tutta Italia superarono il boom labronico.
Uffici e negozi flop. Ma fin qui abbiamo parlato di case. Per quanto riguarda gli altri tipi di immobili il ragionamento se non è opposto poco ci manca. Per dirne una: gli ultimi dati dell’Osservatorio dicono che le compravendite di fondi commerciali, mentre nel resto sia di Toscana che d’Italia volano, qui da noi sono a crescita zero (da 32 a 33) e in tutta la provincia addirittura calano. Peggio ancora per ni fabbricati destinati ad attività produttiva: da un trimestre all’altro si sono ridotte appena a un terzo.
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