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Qualcuno ha visto Dayana aggrappata a una corda

Qualcuno ha visto Dayana aggrappata a una corda

Ancora nessuna traccia della bambina di cinque anni e del suo papà La disperazione della madre: ormai le resta solo un brandello d’illusione

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di Antonio Valentini

INVIATO ALL’ISOLA DEL GIGLIO

Chissà in quale angolo nascosto della nave si trovano la piccola Dayana e il suo papà, William Arlotti di 36 anni. I sommozzatori li hanno cercati ovunque nei corridoi divenuti pozzi profondi e senza luce, labirinti oscuri dove da una settimana regna il silenzio più assordante. Avrebbero voluto immergersi anche ieri, ma gli strumenti del professor Nicola Casagli dell'Università di Firenze hanno rilevato che la Concordia si sta muovendo. In giornata ha rallentato la sua impercettibile deriva verso lo scalino più basso di quello su cui è adagiata, impedendo tuttavia ai subacquei di tornare ad esplorarla nei meandri più nascosti.

Ormai, a otto giorni dal disastro, la speranza di trovare qualcuno in vita si è affievolita. Ieri i parenti dei dispersi peruviani hanno raggiunto l'estremità del molo rosso e hanno gettato dei fiori in mare, volendo così regalare un triste saluto a chi è ancora imprigionato in quella montagna di ghisa. Tra loro anche Susy Albertini, 28 anni, madre della bambina di cinque della quale si sono perse le tracce dalla sera del tragico venerdì 13 gennaio. Occhiali scuri per celare il volto, piumino nero col cappuccio rialzato per oltrepassare indenne la siepe di fotografi e cineoperatori, la madre di Dayana era una figura scolpita nel dolore. Avanzava con passi lenti, in silenzio, un uccello ferito che non sa più sbattere le ali, quasi l'angoscia l'avesse sospesa dal mondo. Già martedì scorso era sbarcata all'isola del Giglio spinta dal dolore ma col cuore gonfio di speranza.

Ieri è tornata disillusa, però determinata a capire come sia potuta accadere una disgrazia di tale portata e perché di sua figlia non si sappia più nulla. E' una donna di Terni, Fiorda Trotti, a dire di aver visto Dayana impaurita, con un cappottone da adulto indosso. Cercava il papà. Ma le testimonianze si sovrappongono, stridono. Sabrina Ottaviani, cugina di William, dal suo profilo Facebook prova a dare un'interpretazione, a spiegare come è andata. E racconta che quando l'allarme è scattato, Dayana, William e la sua compagna Michela Maroncelli sono rimasti senza salvagente. Un uomo in divisa gliene ha dati solo due, che sono stati indossati da Dayana e da Michela, mentre la nave s'inclinava sempre di più. Dayana è scivolata giù per un corridoio divenuto ripido più di una discesa, il babbo le è finito dietro, mentre Michela si è afferrata alle scalette e da qui ha raggiunto il ponte due, riuscendo poi a guadagnare terra su una scialuppa di salvataggio.

Qualcuno dice di aver visto padre e figlia attaccati a una corda. I sommozzatori hanno ispezionato la cabina 6422, senza oblò nella zona di poppa, assegnata a Dayana, William e Michela. Ma dentro non c'era nessuno, solo oggetti. L'unica speranza è sentire un rumore, captare una qualsiasi traccia di vita come in due casi è già capitato in quel relitto ora regno del silenzio. Ma la nave rischia di scivolare sempre più giù e di portarsi appresso i soccorritori che da una settimana lavorano in cerca di un segnale di vita. Per questo non ci si immerge più, si continua a ispezionare solo la parte emersa.

«Non fermatevi, portate a casa mia figlia - aveva detto Susy Albertini pochi giorni fa - Sono disperata. Non so più dove battere la testa». Però ieri, quando è arrivata assieme al fratello e all'avvocato Davide Veschi, era consapevole che ormai le speranze di trovare viva la bambina sono ridotte al lumicino. Le è rimasto solo un brandello d'illusione, una minuscola voglia di non arrendersi, di resistere a ciò che non è evidente. Qui sull'isola si pesano le parole. Nessuno dice che i dispersi sono morti, quasi che pensarlo finisse per condizionare il corso degli eventi. Ma quella lenta e triste processione in cima al molo rosso, quei volti pietrificati e quei fiori lanciati verso il relitto dicono che la rassegnazione sta ormai scacciando la speranza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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