Italia
Disposta l’autopsia ma per i medici è stata infezione
LIVORNO. In due giorni la sua capacità polmonare si sarebbe ridotta del cinquanta percento innescando un processo che i medici non hanno potuto arrestare. Alla base un’infezione polmonare fulminante. Sarebbe questa – secondo l’Asl – la causa della morte di Marco Pachetti, il commerciante di 48 anni deceduto mercoledì.
I vertici dell’azienda sanitaria, già ieri, hanno dato mandato di aprire un’indagine interna, mentre la Procura ha disposto il sequestro del corpo e fissato a lunedì l’autopsia. A far partire l’indagine, coordinata dal pubblico ministero Paola Rizzo, l’esposto presentato dai familiari. Secondo loro, infatti, ci sarebbe una «responsabilità» diretta da parte dei medici che lo hanno curato, perché lunedì scorso, durante la prima visita, lo avrebbe mandato a casa nonostante la «febbre alta». Pachetti, infatti, lunedì pomeriggi era alla guida della sua auto quando ha perso il controllo per un malore improvviso. In ospedale è stato sottoposto ad alcuni accertamenti e poi è stato dimesso. «Aveva tutte le analisi sballate e la febbre a 41. Ma i medici ci hanno detto che era solo un’influenza – racconta il cognato Giancalro Andorlini – Mi chiedo perché non sia stato ricoverato».
Per i medici invece non aveva manifestato niente di grave che avesse fatto immaginare il seguito. Secondo i dottori «respirava bene». L'indomani, martedì, Pachetti è a casa e sta male. I familiari a quel punto si rivolgono al medico di famiglia. Il dottore gli ordina degli antibiotici ma non hanno i risultati sperati. La sera di mercoledì le sue condizioni si aggravano. Pachetti arriva in ospedale con un codice rosso. Viene sottoposto a varie analisi e dopo tre ore viene portato in terapia intensiva, quindi trasferito in Rianimazione. Poche ore dopo i medici comunicano ai familiari il decesso.
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