Lutto
Premiamo quelle porte aperte
Una medaglia per la solidarietà, petizione a sostegno della proposta Monti: un premio per gli abitanti del Giglio e dell'Argentario
L’asilo e la chiesa che si aprono ai naufraghi stralunati. Il fornaio che porta il pane caldo, la mattina, quando la luce del sole mostra la scena del disastro. E soprattutto quelle porte che si aprono, ovunque, nella notte, per accogliere gente che non conosci. I gigliesi meritano la medaglia al valor civile per questi meriti piccoli e seri, messi in campo subito, senza il compenso della notorietà e senza risarcimento diverso dalla gratitudine.
Veniamo da una lunga stagione di valori rovesciati, di Sex and the Country, di un Io che supera ogni Noi. Ora basta. Sottolineiamo, per una volta, il talento della normalità: perché è normale anche lo slancio, l’aiuto del prossimo, la dimostrazione che se una Love Boat diventa un incubo, esistono ormeggi, corde e ponti per uscirne.
Non ci serve un angelo salvatore: ci bastano un fornaio, qualche suorina, un vicesindaco che fa l’elastico tra una nave inclinata e la terraferma.
E bisogna non aver paura delle emozioni. Firmare per una medaglia ai gigliesi significa assecondare la voglia di umanità, chiedere che l’onore di questa storia sia nelle mani di una comunità di persone, più che in quelle di un eroe solitario. Un giornale - che è anch’esso il prodotto di un grande impegno collettivo - conosce bene l’importanza del vivere insieme, solidali, con principi e regole comuni. E pensa che ora più che mai serva proprio questo, la consuetudine del bene. L’impulso di un tè caldo, di una brandina in più o di un abbraccio nello sconforto. Quanto vale il civismo? Vale almeno una medaglia. Tanto nessuno si monterebbe la testa, questa è gente di scoglio e sa che un giorno, il circo lascerà il Giglio ai suoi tramonti e alle sue albe, ai pescherecci e ai traghetti. Premiandoli non li sciuperemo, non si sentiranno re o primedonne. Sono troppi e troppo normali per cadere nella trappola della vanità, sul gradino alto del podio.
Perché oggi si ricomincia, la nave balena è ancora lì con il suo carico di inquietudine per l’ambiente e ci sono esistenze da rispettare sia che siano ancora aperte, sia che siano terminate in tragedia. Si ricomincia, ovunque; e dovremmo essere tutti un po’ gigliesi, per aprire le porte e regalare coperte a ogni naufrago che incontreremo. Isolani ma mai isolati, consapevoli del semplice fatto che la vita non è una crociera ma un arcipelago.
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